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LOS ANGELES – “È un film che ancora oggi ispira discussioni e dibattiti su problemi mai risoliti”: il regista statunitense Joe Dante, 74 anni, convinto democratico, dopo l’assalto a Capitol Hill ammette con raccapriccio quanto profetico sia stato il suo film del 1997 La seconda guerra civile americana, una satira trasmessa in America in tv da Hbo, in Europa nei cinema. Ambientato in un’America del futuro populista, nel film Beau Bridges interpretava il governatore dell’Idaho, uno xenofobo innamorato però della sua amante messicana, che decide di chiudere i confini del suo Stato e impedire l’atterraggio a un aereo con bambini pachistani in fuga da un disastro nucleare. Iniziano così disordini e sommosse che dividono l’America tra cittadini a favore o contro l’immigrazione: questi ultimi arrivano a bombardare la Statua della Libertà. Fino alla decisione del Presidente di invadere l’Idaho, atto iniziale della Seconda Guerra civile americana.

Dante, nel 1997 immaginava quello che è successo in questi giorni?
“Sì, ci avevo pensato. Il film è ambientato in un “futuro prossimo” che immaginava alcune tendenze nella società che erano già evidenti nel 1997. Nel corso degli anni quasi ogni situazione ritratta nel film è accaduta o potrebbe accadere. E la maggior parte di questi eccessi sono stati determinati da personaggi che avevano una loro agenda in mente e hanno dunque costruito disinformazione creando equivoci dai risultati apocalittici. In quel senso il mio film non è molto invecchiato, anzi, oggi mi sembra più rilevante che mai”.

Il suo film è risultato profetico.

“Sì, ma un film ancora più simile alla realtà è Un volto nella folla di Elia Kazan (1957, ndr), in cui un sociopatico malato di fama usa la televisione per guadagnare potere imbrogliando tutti. Poi la gente capisce e lui finalmente inciampa su se stesso alla fine. Fino a pochi giorni fa non pensavamo potesse succedere anche nella realtà. Possiamo solo sperare che la prossima amministrazione riesca a mettere insieme di nuovo i pezzi e che il nostro paese ne esca solamente bruciato, non irrimediabilmente spezzato”.

Cosa ha pensato vedendo l’attacco al Congresso?
“Non sono sorpreso: è l’inevitabile risultato degli scorsi quattro anni di perfidia, menzogne e leadership delirante cominciata quando un megalomane pericoloso è sceso dalla scala mobile del suo palazzo dorato e pacchiano stile Saddam e ha annunciato la sua intenzione di candidarsi come Presidente. Ha vinto per via del suo status di celebrità coltivato con attenzione: “Quando sei una star ti lasciano fare qualunque cosa”.

Quale è la sua opinione di Donald Trump?
“La peggior cosa che sia capitata all’America dall’11 settembre. E dopo quattro anni di incompetenza, stupidità, in cui si sono girati dall’altra parte mentre vendeva i nostri alleati e spezzava il pane con dittatori autoritari che ammira, ora finalmente ha superato la linea incitando i suoi seguaci, tipo il culto di Jim Jones e della sua setta, a portare la violenza in quella che chiamiamo “la Casa della gente”. E questo per non parlare dei 360.000 americani che sono morti per la folle politicizzazione di Trump del virus, mentendo ai suoi sostenitori creduloni che non era nemmeno una minaccia nonostante lui sapesse benissimo la spaventosa verità. Un uomo terribile, terribile”.

Fonte: Repubblica

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