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LONDRA Boris Johnson cambia la squadra di governo, sostituendo quattro ministri, tra cui quello degli Esteri, uno dei tre incarichi più importanti dell’esecutivo, dove arriva una donna. È l’occasione per una ripartenza, con una nuova fase che si apre nella lotta al Covid, la Brexit dietro le spalle ma ancora causa di strascichi pericolosi e l’imbarazzante ricordo del ritiro dall’Afghanistan da fare dimenticare.

Proprio per l’Afghanistan perde il posto Dominic Raab: capo del Foreign Office, come si chiama qui il ministero degli Esteri, ne erano state chieste le dimissioni perché nel pieno del ritiro da Kabul si era fatto trovare non soltanto in vacanza ma aveva anche rifiutato di telefonare al suo collega afghano, passando la chiamata a un vice che, si è scoperto poi, non ci aveva parlato nemmeno lui. Un episodio increscioso, che si è aggiunto all’umiliazione della sconfitta e al caos della ritirata da una guerra in cui il Regno Unito è stato il più stretto alleato degli Stati Uniti per vent’anni.

Non volendo licenziare un fedelissimo, Johnson gli ha dato un incarico di minor prestigio, ministro della Giustizia, addolcendo la pillola con la nomina a vicepremier: un posto dal valore meramente cosmetico in Gran Bretagna, specie se a occuparlo è una nullità della politica come Raab, che non ha mai brillato in nessuno dei suoi compiti, incluso quando era ministro della Brexit, scelto apparentemente proprio per la sua mancanza di idee e di personalità, che permetteva al premier di non temere sorprese e di essere di fatto lui a fare politica, sia sulla Brexit sia nella politica internazionale.

A sostituirlo come nuovo capo della diplomazia britannica è una donna: Liz Truss, 46 anni, finora ministro del Commercio Internazionale, dopo avere ricoperto vari dicasteri (Istruzione, Ambiente e Giustizia), pure lei una sostenitrice di Johnson della prima ora. Un punto che la Bbc sottolinea: con lei ora metà dei ministeri più importanti sono in mano alle donne.

Viene invece licenziato senza ricevere niente in cambio, tranne un ipocrita ringraziamento per “l’importante lavoro fatto”, il ministro dell’Istruzione Gavin Williamson, un altro contestatissimo membro del governo, criticato da tutte le parti come responsabile della scuola. Era già stata quella una retrocessione, dal precedente incarico di ministro della Difesa, nel quale aveva fatto una figura ancora peggiore, cacciandosi in uno scandalo dietro l’altro e dimostrando un’abilità pari a zero. Come Raab, era un altro fedele “yes man” di Johnson, ma più incauto e arrogante, evidentemente convinto di avere davanti a sé un brillante futuro nel partito e forse addirittura nel Paese. Adesso ha un grande avvenire dietro le spalle.

Considerato che a fine giugno Johnson aveva fatto fuori un altro ministro poco entusiasmante, Matt Hancock, sostituendolo alla Sanità con Sajid Javid nonostante quest’ultimo fosse stato un suo avversario nelle primarie per leader dei Tories, il primo ministro si ritrova così con un team rinnovato: gli altri tre estromessi sono Robert Buckland alla Giustizia, Robert Jenrick all’Edilizia (al suo posto un pezzo grosso come Michael Gove – il ministro fotografato a ballare da solo un po’ brillo in una discoteca in Scozia qualche settimana fa) e Amanda Milling come co-presidente del partito conservatore. Ma Boris Johnson ha lasciato dov’erano due importanti ministri, Priti Patel agli Interni, che guida con pugno di ferro, e Rishi Sunak alle Finanze, colui dal quale secondo le indiscrezioni il premier deve guardarsi, perché è l’astro nascente della destra britannica, la testa migliore del partito e un pretendente al numero 10 di Downing Street. Qualcuno gli consigliava di retrocederlo a un posto di minor peso, ma Johnson evidentemente non se l’è sentita. Almeno per ora.

Fonte: Repubblica

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