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185610160 a6e44d84 0a56 4f43 8ce9 375594aff48e - Kerry e Timmermans: "Al mondo è rimasto pochissimo tempo. Dobbiamo agire ora per affrontare i cambiamenti climatici"

BRUXELLES – John Kerry è stato ricevuto a Bruxelles come un vecchio amico. Il commissario statunitense per il clima è in Europa per prepararsi al vertice su questo tema, che si terrà a Glasgow a novembre. A Bruxelles è stato immediatamente invitato nella sala macchine dell’Ue: gli è stato permesso di prendere parte all’incontro settimanale dei 26 commissari Ue con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “Avrebbe dovuto vedere come è stato accolto John”, ha affermato con entusiasmo Frans Timmermans, il vicepresidente della potente autorità dell’Ue responsabile per le questioni climatiche. Nella capitale dell’Ue c’è un grande sollievo nel vedere che Europa e Stati Uniti stanno parlando di nuovo in termini amichevoli dopo quattro anni di Trump, nonostante tutte le divergenze. 

Gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia mostrano che anche ora che con la pandemia la gente vola molto meno, le emissioni globali di gas serra sono in aumento. Cosa significa questo per il prossimo vertice sul clima che si terrà a Glasgow in novembre?
John Kerry: “Le emissioni globali di gas serra continuano ad aumentare, quindi diventa sempre più urgente agire, non solo per i negoziatori di Glasgow, ma per tutti noi. Se il mondo non riuscirà a ridurre drasticamente le emissioni di CO2 tra il 2020 e il 2030, sarà quasi impossibile fermare l’aumento della temperatura globale o raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Questo vale per tutti i principali produttori di gas serra, Stati Uniti, Ue, Cina, India e Russia. Glasgow è la nostra ultima speranza. Se non concordiamo sulla necessità di ridurre rapidamente la produzione di gas serra, solo un miracolo potrebbe aiutare ad abbassare in tempo le emissioni. E non dovremmo affidarci ai miracoli”.

Frans Timmermans: “Al mondo è rimasto pochissimo tempo. Ora dobbiamo fissare gli obiettivi necessari non solo per essere climaticamente neutri entro la metà del secolo, ma anche per ridurre in misura significativa le nostre emissioni di gas serra nei prossimi dieci anni. L‘Ue vuole ridurre le sue emissioni di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Stiamo già lavorando a una legislazione in materia e speriamo di riuscire a convincere i nostri partner a prendere le misure appropriate”.

Tuttavia, l’Ue e gli Stati Uniti non possono affrontare il cambiamento climatico da soli. La Cina deve fare la sua parte se si vuole davvero limitare il riscaldamento globale. Come possiamo riuscirci? Da un lato, l’Occidente sta intensificando la rivalità di sistema con la Cina e, dall’altro, dipendiamo dalla Cina per le questioni climatiche.
Timmermans: “Oggi abbiamo discusso a lungo della Cina. Gli Stati Uniti e l’Unione europea intendono collaborare, ma sappiamo che dobbiamo avere a bordo anche la Cina. Senza la Cina, l’accordo di Parigi non sarebbe stato possibile. Effettivamente in altri ambiti abbiamo alcune divergenze con la Cina. Ma non parlerei di dipendenza. La Cina non sta proteggendo il clima per farci un favore. La transizione energetica è anche nell’interesse della Cina. Siamo nel mezzo di una rivoluzione industriale che cambierà completamente il nostro mondo nei prossimi dieci anni. Le nostre industrie sono in fase di trasformazione, così come le nostre economie. Ciò non riguarda solo gli Stati Uniti e l’Europa, ma il mondo intero, compresa la Cina. È nel pieno interesse della Cina partecipare. Perciò spero che potremo lavorare con la Cina perché ciò avvenga”.

Kerry: “Ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con la Cina nel periodo precedente l’accordo di Parigi. All’epoca incontrai Xi in Cina, che mi assicurò che il suo Paese avrebbe partecipato a Parigi. Anche il presidente Obama, di cui sono stato ministro degli Esteri, ha incontrato Xi a Pechino per preparare Parigi. La Cina è stata molto importante per il successo di Parigi e ci auguriamo di poter ritrovare un denominatore comune per lavorare insieme. La Cina ha un enorme interesse a collaborare con noi. Nessun Paese può affrontare questo problema da solo. Possiamo fare molto affinché il cambiamento climatico non distrugga le nostre economie, non crei una disoccupazione di massa e quindi non provochi problemi ancora più gravi”.

È positivo che gli Stati Uniti e l’Ue tornino a dialogare amichevolmente. Ma cosa porterà concretamente la collaborazione?
Timmermans: “Stiamo inviando al resto del mondo un segnale molto chiaro che ci stiamo preparando con grande serietà all’incontro di novembre a Glasgow. Il fatto che il governo federale degli Stati Uniti sia nuovamente impegnato nella protezione del clima è molto importante a livello internazionale. Avrebbe dovuto vedere il Collegio dei Commissari ricevere John oggi. L’Europa non è più sola al mondo con l’obiettivo dichiarato di conseguire la neutralità climatica e questo è positivo. Non sottovaluti la dinamica che tutto questo produce a livello internazionale. Certo, su molti temi non siamo d’accordo, non abbiamo la stessa posizione su tutte le questioni, ma le nostre economie si stanno muovendo di nuovo nella stessa direzione”.

Kerry: “Con l’incontro di oggi abbiamo rinnovato una partnership che a suo tempo ha reso possibile l’accordo di Parigi, e assieme faremo di Glasgow un successo. Quando due dei mercati più forti del mondo si muovono nella stessa direzione, si crea un’enorme attrazione. Sarà fondamentale per portare le altre grandi economie al tavolo dei negoziati. Il presidente Biden convocherà un vertice il 22 aprile per riunire tutti i principali responsabili delle emissioni di gas serra e altri Paesi. È qui che intendiamo discutere con i capi di Stato e di governo la nostra strategia comune per il vertice di Glasgow. Perché per l’Ue e gli USA è chiaro che il vertice di novembre sarà un’occasione storica. Sarà l’ultima opportunità per portare il mondo sulla strada della neutralità climatica entro il 2050 e utilizzare il decennio entro il 2030 per limitare il riscaldamento globale ad un massimo di 1,5 gradi”.

Il suo governo sta perseguendo una strategia climatica molto ambiziosa, anche se molti americani non sostengono la lotta al cambiamento climatico. I negoziati sul nuovo piano di ripresa economica hanno dimostrato quanto sia ridotta la vostra maggioranza al Congresso. Come pensa di realizzare, nonostante tutto, questa agenda per il clima così impegnativa?
Kerry: “Sì, la nostra maggioranza a Capitol Hill è molto sottile, ma la rivoluzione climatica è in atto nell’economia. I grandi gruppi industriali si stanno impegnando per lavorare in modo climaticamente neutro entro il 2050. Le grandi aziende si stanno preoccupando delle loro emissioni di CO2. L’anno scorso sono stati investiti 500 miliardi di dollari nel solare, nell’eolico e nelle auto elettriche. Le università stanno studiando nuove tecnologie e nuovi propellenti. Nessun politico avrebbe potuto innescare questa gigantesca trasformazione. Quello che sta accadendo in questo momento è più grande di qualsiasi governo o parlamento, e a maggior ragione più grande di una piccola maggioranza in parlamento. Il mercato guiderà la trasformazione in modo fenomenale nei prossimi due o tre anni, mi creda. Tra due o tre anni i ritardatari e i negazionisti del clima non avranno più posto nella nostra politica e nelle nostre economie”

Cosa significa dal punto di vista geopolitico la lotta al cambiamento climatico? L’abbandono dei combustibili fossili potrebbe destabilizzare Paesi come la Russia o l’Arabia Saudita, che dipendono economicamente dai combustibili fossili.
Timmermans: “Alcuni Paesi le cui economie dipendono dalle materie prime e dai combustibili fossili dovranno cambiare radicalmente le loro economie. È la natura di ogni rivoluzione, ma sta già accadendo. La maggior parte dei Paesi produttori di petrolio e gas in Medio Oriente sta spostando i propri investimenti verso le energie rinnovabili. È inevitabile che in futuro il mondo abbia bisogno di meno combustibili fossili di quanto ne abbia oggi. Prima ci adattiamo, più avremo successo nella conversione”.

Kerry: “Non c’è dubbio che è molto più costoso non fare nulla per il cambiamento climatico che investire nella trasformazione. Guardi i ragazzini che manifestano per la tutela del clima in tutto il mondo. L’hanno capito perfettamente. Sono intelligenti, più intelligenti di molte persone abbastanza grandi da votare. Dobbiamo ascoltare questi giovani. Ci dicono molto chiaramente cosa ci aspetta se non agiamo.”

Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance

Traduzione di Carlo Sandrelli

Fonte: Repubblica

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