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185211905 85f762bd 5d81 4acb 929c c9554a5f22e6 - Kirghizistan, dalla prigione alla presidenza: l'incredibile ascesa di Japarov

Dal carcere ai palazzi del potere. È quello che è successo in Kirghizistan a Sadyr Japarov. Lo scorso 5 ottobre si trovava in una cella del carcere di Bishek dove aveva già scontato un terzo della condanna a 10 anni di prigione per aver preso in ostaggio un governatore provinciale durante una protesta nel 2013. Liberato nella notte dalla folla scesa in piazza a contestare il risultato delle parlamentari, nell’arco di due settimane il cinquantadueenne nazionalista è diventato premier e presidente ad interim del Paese. E oggi, alle presidenziali anticipate, ha sbaragliato i 16 rivali: oltre l’80 percento degli elettori lo ha incoronato presidente dell’ex Repubblica sovietica e ha anche sostenuto, nel concomitante referendum, l’emendamento costituzionale che conferisce larghi poteri al capo dello Stato a spese del Parlamento.

L’ex Repubblica sovietica, acclamata per il suo pluralismo, è anche considerata la più instabile della regione. E ora gli oppositori di Japarov temono che la sua presidenza, grazie alle prerogative previste dalla nuova Costituzione quando verrà adottata, possano portare il Paese ad introdurre un modello autoritario più simile ai vicini “Stan”: il Kazakhstan, l’Uzbekistan e il Tagikistan, tutti governati con pugno di ferro dalla caduta dell’Urss.

L’ex galeotto Japarov

Japarov è riuscito a conquistare gli elettori facendo leva su simboli e valori tradizionali e con vaghe promesse di raddoppiare le spese sanitarie. Da nazionalista, il suo primo atto da premier ad interim è stato aggiungere l’etnia alla carta d’identità. Durante la campagna elettorale, ha fatto leva sui simboli e i valori della tradizione Eppure ha ripetutamente promesso di mantenere strette relazioni con la Russia che ha anche una base aerea militare nel Paese ed è la meta di centinaia di migliaia di migranti kirghizi. “È il nostro partner strategico”, ha ribadito anche oggi dopo aver votato presso un seggio della capitale Bishkek, invitando la popolazione a non contestare i risultati in nome della stabilità.

Le parlamentari in Kirghizistan dell’ottobre 2019

Le presidenziali anticipate sono conseguenza delle proteste di massa scatenate dalle parlamentari del 4 ottobre 2019. I sospetti di brogli della vigilia erano stati confermati dalla vittoria schiacciante dei partiti Mekenim Kyrgyzstan and Birimdik. Appresi i risultati l’indomani, la popolazione si è riversata in piazza nella capitale Bishkek e, il giorno dopo, il governo è caduto, mentre il presidente Sooronbai Jeenbekov si è dimesso dopo giorni da latitante.

Era la terza volta che presidente e governo venivano deposti dalle proteste. Era già successo nel 2005 e 2010. Invece di coalizzarsi per formare un governo ad interim, le forze di opposizione hanno fatto a gara per rivendicare la vittoria dell’annullamento delle elezioni truccate. E nel vuoto di potere che si è creato è apparsa una nuova formazione. La stessa che ha spinto per le presidenziali anticipate.

Le presidenziali 2020 in Kirghizistan

Oltre a Japarov, correvano altri 16 candidati. Tra cui personaggi molto in vista nel panorama politico kazako. Come Adakhan Madumarov, secondo alle presidenziali del 2011 e terzo a quelle del 2017, leader di Butun Kirghizstan, il solo partito d’opposizione ad avere vinto seggi alle parlamentari dello scorso ottobre: 13 su 120. O Kanatbek Isaev, leader del partito (filo-governativo) del Kirghizistan, già deputato e presidente del Parlamento dal 13 ottobre al 4 novembre: gli era stata offerta la presidenza ad interim il 15 ottobre, ma aveva rifiutato perché l’incarico impediva costituzionalmente di candidarsi alla presidenza. Al suo rifiuto era subentrato Japarov. E ancora Klara Sooronkulova, ex giudice della Corte suprema, leader del partito Riforma creato in vista delle parlamentari di ottobre, e Kanybek Imanaliev, vice di Ata-Meken, l’unico di quattro deputati a opporsi al referendum costituzionale. E infine, tra le voci più critiche di Japarov, Abdil Segizbaev, ex capo della Commissione statale per la Sicurezza nazionale (Ukmk). Insieme agli altri 11 candidati, si sono affrontati a una serie di dibattiti sulla tv statale lo scorso dicembre. Unico assente: Japarov. Con la motivazione di essere troppo impegnato a incontrare i suoi sostenitori.

Le forze dietro l’ascesa di Japarov

In realtà c’è chi teme che, dietro alla sua fulminea ascesa al potere, abbiano giocato un ruolo anche potenti gruppi della criminalità organizzata. Secondo il sito kirghizo di notizie online Kaktus.media, a inizio dicembre Japarov aveva raccolto in donazioni 1,23 milioni di som (circa 15mila dollari) seguito da Babarjan Tolbaev con 5,2 milioni (63mila dollari) e da Aymen Kasenov con 1,4 milioni (17mila dollari). Il 25 dicembre i fondi di Japarov erano saliti a 47,4 milioni di som, ossia 570mila dollari. Tolbaev seguiva con appena 9,35 milioni di som (112mila dollari), mentre i fondi degli altri candidati non superavano i 5 milioni di som (60mila dollari). Japarov ha rivendicato più volte che le donazioni provenivano dal “popolo del Kirghizistan”, ma i media avrebbero fatto risalire quasi 31 milioni di som a 10 persone e due compagnie.
 

Fonte: Repubblica

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