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100916435 8bf5ddde 2a9b 40e5 a324 52290e83f1f6 - La famiglia dell'archeologo Tusa, morto nel disastro in Etiopia: "Nessun commento, dei risarcimenti si occupa il nostro legale"

Due anni dopo, arriva quella che suona come una beffa. L’accordo sottoscritto da Boeing con il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti – pagare una multa da 2,51 miliardi di dollari per evitare conseguenze penali per due schianti dei 737 Max – arriva come un fulmine a ciel sereno sulla famiglia di Sebastiano Tusa, l’archeologo ed ex assessore regionale siciliano ai Beni culturali morto nel secondo dei due incidenti, quello costato la vita a lui e altre 156 persone subito dopo il decollo da Addis Abeba il 10 marzo 2019. “Dalla vicenda – dice la vedova, Valeria Li Vigni, anch’essa archeologa e oggi soprintendente del Mare come era stato il marito prima dell’incarico in giunta regionale – ho preferito distaccarmi, affidando tutto l’incartamento al mio legale. Non ci sarà dunque nessun commento”.

La tragedia, due anni fa, aveva colpito la politica siciliana, ma soprattutto il mondo della ricerca archeologica, per la quale il ruolo di Tusa era monumentale. Se infatti al momento dello schianto era da poco più di un anno assessore, la sua figura è ricordata per gli scavi a Mozia e a Pantelleria, ma soprattutto per lo studio e il ritrovamento del Satiro danzante, la scultura del IV-II secolo avanti Cristo cui oggi è dedicato un museo a Mazara del Vallo, e per la creazione della Soprintendenza del Mare, l’organismo che si occupa delle ricerche archeologiche nelle acque che circondano la Sicilia. Tusa, del resto, era anche un figlio d’arte: il padre, Vincenzo, era il decano degli archeologi siciliani e tenne a battesimo uno dei principali parchi archeologici siciliani, quello di Selinunte.

Sulla scorta di questa storia personale, nel 2018 Tusa era stato scelto da Nello Musumeci come assessore ai Beni culturali al posto di Vittorio Sgarbi. Lo studioso aveva accettato, avviando la riforma dei parchi archeologici siciliani, ma aveva voluto continuare la propria attività di ricerca: proprio per questo, quel giorno di marzo, si trovava sul volo che da Addis Abeba l’avrebbe dovuto portare a Nairobi per una campagna di scavi. Il suo viaggio, però, si è interrotto subito dopo il decollo. Per uno schianto cui non seguirà un’inchiesta.

Fonte: Repubblica

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