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New York – I medici curano i feriti cha attendono in fila, all’aperto, appoggiati sulle stampelle, o sdraiati su letti sistemati sotto un vecchio olmo. A Jeremie, nordovest di Haiti, i materassi sono ovunque, come le flebo: nei giardini davanti all’ospedale, nel campo di calcio, per strada. Corpi avvolti da lenzuola sono allineati sul marciapiede. Ogni tanto qualcuno si ferma, solleva un lembo, poi lo ricompone e si allontana. Gli ospedali non hanno più posti. Il terremoto che ha devastato sabato l’isola caraibica ha ucciso almeno 1.300 persone e ne ha ferite più di 6mila, ha distrutto 7mila case e lesionato 5mila edifici, compresi ospedali, scuole, chiese. Il bilancio è provvisorio. L’epicentro del sisma, 7,2 della scala Richter, è stato a nordovest dell’isola, a 125 chilometri dalla capitale Port-au-Prince. Gli effetti sono stati avvertiti fino in Giamaica.

Haiti, terremoto di magnitudo 7,2: gli edifici crollati a Les Cayes

786527 thumb rep 222x125 - La lunga notte di Haiti. Il terremoto, poi l’uragano

Haiti, che doveva ancora riprendersi dal terremoto del 2010 e dall’uragano Matthew del 2016, è stata colpita nel momento più vulnerabile, tra l’instabilità politica dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moise, la guerra tra bande, la malnutrizione infantile e la pandemia Covid per la quale sono arrivate dalle Nazioni Unite solo 500 mila dosi di vaccino.

A Les Cayes, l’hotel Le Manguier non c’è più. Restano le sei foto su Tripadvisor con la vista su case basse e palme tropicali. A Camp-Perrin un’anziana è rimasta a sedere davanti a ciò che resta della sua casa. Ai reporter Gregory Andre mostra la foto del fratello, Remossa Andre, morto nel terremoto. Un ragazzo alto, indosso una felpa con scritto “Love”, trasporta sulla testa un materasso, aiutato da un amico. Dalle macerie di un edificio emerge una bambola vestita di rosa: ha il braccio spezzato. Accanto, un’anfora enorme è rimasta intatta. Le cure dei feriti spesso sono demandate a vicini di casa, familiari, amici. “Manca tutto negli ospedali”, dice all’agenzia Ap Inobert Pierre, pediatra di una no profit. Molti feriti rischiano di morire per infezione. L’Onu sta inviando aiuti. La guardia costiera Usa trasporta in elicottero il personale sanitario dalla capitale alle zone colpite. Duecento medici sono arrivati da Cuba. Ogni tanto un urlo squarcia il silenzio, e tutti si fermano: un altro corpo è stato trovato tra le rovine.

Neanche la consolazione del disastro inatteso: il terremoto è una presenza costante. Haiti è adagiata su una crosta sismica, all’intersezione di due placche tettoniche che, quando si risvegliano, si muovono l’una contro l’altra. È come un sasso incastrato lungo la linea di una porta scorrevole. Quando la frizione diventa incontenibile, il sasso esce dallo scorrimento: è il terremoto. L’azzardo della natura moltiplica i suoi effetti a causa di un sistema fragile: in questo Paese, il più povero dell’emisfero occidentale, gli edifici sono costruiti per resistere agli uragani, non ai terremoti. I geologi non possono prevedere il prossimo, i meteorologi sono più fortunati ma non portano buone notizie: una tempesta tropicale era attesa la scorsa notte. Secondo le previsioni, avrebbe portato vento forte, pioggia e inondazioni.

Fonte: Repubblica

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