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GSi erano sentiti appena tre giorni fa. “No, non avevamo parlato di Inter, anche se Gino era molto, molto, molto interista…”. Ed è solo qui, è pensando alla loro passione comune, è immaginando ancora le tante partite viste fianco a fianco a San Siro, che Massimo Moratti sorride. Perché è così, dice, che vuole ricordare Gino Strada: “Vivo”.

E invece come dovrebbero ricordarlo Milano e il Paese?
“Lui chiederebbe di non dimenticare Emergency. È stato un esempio di coraggio, ha fatto quello che tutti noi avremmo voluto fare ma non abbiamo avuto modo, tempo, o forza di farlo. Ha sempre aiutato tutti, mai moralista, ma morale”. 

Chi era per lei, Gino Strada? 
“Un grandissimo amico, un bellissimo amico, la persona che ognuno vorrebbe e dovrebbe incontrare. Chi lo ha conosciuto sa di quale sostanza fosse fatto: il suo carattere, la sua generosità, la sua intelligenza, il suo spendersi sempre per gli altri e non solo interessandosi ai problemi della gente, ma partecipando fisicamente alle loro vite. Era impossibile rintracciare una minima traccia di egoismo nel suo pensiero o nelle sue azioni”. 

Quando vi siete conosciuti?
“All’inizio degli anni Novanta, quando fondò Emergency”.

Di cui lei e sua moglie Milly siete fin dall’inizio grandi sostenitori. 
“Ho fatto quello che si doveva fare, niente di più”.

Emergency dice che Strada “è morto felice”. 
“Chi lo vedeva in televisione o nelle foto con quell’espressione sempre un po’ seria, magari non può immaginarlo, ma con Gino ci vedevamo spesso e le posso assicurare che era molto simpatico, mai noioso. Anche la sua intelligenza, estrema, era pratica, riusciva ad arrivare al cuore dei problemi e a trovare in modo semplice le soluzioni per risolverli”.

E con Milano che rapporti aveva? 
“Sa, i milanesi non vanno in giro a esibire, a raccontare cose esagerate della loro città, ma Gino voleva bene a Milano e alla sua gente”. 

E che rapporto aveva, invece, con la politica e con il centrosinistra? In passato, qualcuno lo avrebbe sognato persino sindaco di Milano.
“La politica la guardava dall’esterno, quasi con diffidenza. Ne aveva rispetto, certo, perché in teoria è la politica che dovrebbe risolvere i problemi. Ma Gino non si illudeva, faceva lui quello che a volte non potevano fare i politici. Era molto coraggioso e come tale difficile da seguire. Gli hanno offerto qualsiasi incarico, lo avrebbero voluto sindaco, più volte gli hanno chiesto di diventare ministro, lo hanno proposto come presidente della Repubblica, ma lui non avrebbe mai accettato. Non ha mai avuto la  minima ambizione politica”. 

Fonte: Repubblica

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