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LONDRA – Chiamatela “Aotearoa”. È il nome originale in lingua maori della nazione oggi conosciuta come Nuova Zelanda e adesso il partito che rappresenta la minoranza polinesiana della popolazione ha lanciato una petizione per cambiarlo. “Aotearoa è un nome che unificherà questo paese anziché dividerlo”, afferma Rawiri Waititi, leader del Te Pati Maori. Nuova Zelanda è un nome olandese, ma questa terra fa parte della Polinesia. Perfino gli olandesi hanno cambiato nome, da Olanda a Paesi Bassi, perché non possiamo farlo anche noi?”.

La petizione chiede inoltre alle autorità di restaurare i nomi maori originali di tutte le città e di tutti i luoghi geografici della nazione, un processo da completare secondo le aspettative dei firmatari entro il 2026. “Siamo studi di vedere i nostri nomi ancestrali cancellati, bastardizzati, ignorati”, conclude l’appello. “Siamo nel ventunesimo secolo, è ora di cambiare”. La proposta domanda al governo neozelandese di rendere la lingua maori accessibile in televisione, alla radio, nei segnali stradali, nelle mappe, nella pubblicità e nel sistema scolastico.

Il termine Aotearoa per indicare il Paese viene già usato da molti degli abitanti in modo intercambiabile con Nuova Zelanda, ma finora la modifica non è mai stata codificata per legge. L’anno scorso la premier laburista Jacinda Ardern, estremamente sensibile ai diritti della minoranza maori, ha detto che un cambiamento del genere “non è stato ancora esaminato” dal suo governo, ma ha aggiunto che personalmente è favorevole a un uso sempre più diffuso di Aotearoa. “Sento sempre più gente che chiama così la Nuova Zelanda e mi pare un fenomeno positivo”, ha osservato Ardern. “Che venga stabilito o meno per legge non cambia il fatto che molti adesso usano questa parola”.

Dopo lo sbarco dell’esploratore britannico James Cook nel 1769, il territorio oggi noto come Nuova Zelanda diventò una colonia dell’Impero britannico. Attualmente ha una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, di cui i maori rappresentano circa il 15 per cento.

Ma non tutti sono d’accordo con la petizione per il cambio di nome. I partiti di destra accusano i maori di voler imporre un cambiamento arbitrario e rispondono chiedendo a loro volta un referendum nazionale per decidere la questione. “La gente è già libera di usare i nomi maori per indicare un luogo”, commenta il leader del partito libertario David Seymour, “ma il partito maori vorrebbe impedirci di chiamare il nostro paese Nuova Zelanda”. Il lancio della petizione è avvenuto esattamente 49 anni dal giorno in cui fu presentato al parlamento di Wellington un’altra petizione, per rendere il maori una delle lingue ufficiali della Nuova Zelanda, come è poi avvenuto. “Nel 2021, quella sfida continua”, prosegue Waititi, “per assicurare che il lavoro compiuto non vada perduto, che la tradizione maori non rimanga soltanto nei libri di storia e che le prossime generazioni possano vivere in un paese migliore. Un paese chiamato Aotearoa”.

Fonte: Repubblica

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