Condividi:

LUBIANA – I bimbi sul triciclo portano il caschetto in testa, le madri chiacchierano amabilmente al parco senza alcuna protezione in volto. Le più prudenti portano la mascherina al mento, che alla bocca rischia di rovinare la conversazione. Alla Slovenian House, già affollata un’ora prima di cena, non chiedono di indossarla, né di mostrare il Green Pass all’ingresso. E l’addetto alla ricezione dell’Urban Hotel, in Stefanova 4, indica l’ascensore anche se il certificato verde non dà risposte al controllo con lo smartphone: “Prego, stanza 503”. 

La piccola Slovenia, due milioni di abitanti sistemati sulla testa dei Balcani, risponde con disinvoltura ai suoi primati: ogni due tamponi fatti agli abitanti, uno è positivo alla variante Delta. Come se l’Italia avesse avuto, ieri, trecentomila infetti. Da noi il tasso di positività è all’1,7 per cento, e siamo preoccupati ci sfugga di mano, qui si viaggia al 49,2 per cento e gli ampi negozi di scarpe di lusso sono quietamente affollati. Il problema è proprio questo: la Slovenia, porta sull’Italia, in questo autunno inoltrato sta esportando da noi virus, fortificando la nostra quarta ondata. 

Il dottor Valtiero Fregonese, segretario dell’Associazione dei medici e dei dirigenti sanitari del Friuli Venezia Giulia, dice questo: “Credo che il coronavirus sia entrato per contiguità geografica con una zona come la Slovenia, che è in condizioni drammatiche. Le terapie intensive, a Lubiana, a Maribor, sono strapiene, non ci sono più posti letto”. Aggiunge: “Purtroppo non ci sono controlli al confine nonostante l’anno scorso la stessa Slovenia avesse posto barriere fisiche per impedire il passaggio, in entrata e in uscita, ai cittadini italiani. Al confine non esiste neppure il controllo del Green Pass e questo ha significato la diffusione del contagio nelle nostre zone”. 

Le barriere iniziano a chiederle in Friuli e a Roma, la Lega e il Pd. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, segnalando l’accelerazione della campagna italiana per la terza dose, sottolinea: “La curva del contagio sale nel nostro Paese e, ancora di più, nei Paesi europei vicini all’Italia”. L’osmosi maligna la sottolinea il direttore di Pneumologia dell’ospedale universitario di Trieste, Marco Confalonieri: “La situazione oggi è uguale allo scorso autunno, il virus sta correndo e la pressione nei nostri reparti ospedalieri è in aumento”. 

Le proteste dei No Vax 

Da questa parte, però, dai Balcani più vicini, “il dramma” segnalato in Friuli non lo avvertono. La Slovenia non ha mai avuto numeri così pesanti alla voce Covid, è quinta in Europa nel rapporto tra i contagi e gli abitanti, ma non si turba. Il premier Janez Janša ieri non ha preso alcuna decisione: nessuna nuova restrizione. La difesa sanitaria della nazione resta affidata a provvedimenti gracili: non si può andare in discoteca, non ci si può sposare.

La Slovenia è entrata nella pandemia globale il 4 marzo del 2020, cinque settimane dopo l’Italia, e ha mantenuto la sua crisi su numeri irrilevanti fino almeno un anno fa. I problemi sono iniziati quando ha abbassato le barriere, questo la scorsa primavera, nei confronti di Italia, Austria, Ungheria e Croazia, a lungo zone rosse, e poi con la ripresa piena del turismo la scorsa estate. All’obbligata fame di visitatori, cuore dell’economia del Paese più ricco di una complessa regione ex comunista, si sono aggiunti due fattori. La lenta e svogliata campagna di vaccinazione: mercoledì scorso solo il 57,9 per cento della popolazione aveva ricevuto almeno una dose, venti punti in meno dell’Italia. Quindi, due sentenze della Corte costituzionale che hanno capovolto le decisioni del governo: l’esecutivo prima ha provato a inibire gli spostamenti dei cittadini all’estero e poi ha preteso l’obbligo di Green Pass per i dipendenti pubblici. Due bocciature, due inviti alla diffusione del contagio senza controllo.

Il 15 settembre, qui a Lubiana, davanti al Parlamento, ottomila No Vax sono stati respinti con gli idranti. Ma la contestazione alla profilassi ortodossa sta mettendo in ginocchio un’area intera, in questo momento al centro del contagio mondiale. A Zagabria, capitale della Croazia, hanno trasformato il palasport in ospedale da campo mentre il Montenegro è lo Stato europeo con il maggior numero di positivi rispetto alla popolazione e il secondo al mondo per morti da Covid. L’altra notte a Lubiana sono atterrati sette aerei, soltanto sette. Il nuovo rallentamento dell’economia, già iniziato, è l’ultimo suggerimento possibile per far rialzare le difese del governo nei confronti della variante Delta. 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy