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L’oppositore russo Aleksej Navalnyj ha annunciato che domenica 17 gennaio tornerà in Russia dalla Germania, dove si trova in convalescenza dallo scorso agosto dopo essere finito in coma su un volo Tomsk-Mosca a causa di quello che diversi laboratori occidentali hanno definito avvelenamento da agente nervino Novichok. 

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Navalnyj ha acquistato il biglietto aereo stamattina dopo essere riuscito a fare flessioni e squat ed essersi reso conto che: “il momento che stavo aspettando era arrivato – forse sono quasi sano e posso finalmente tornare a casa”, ha annunciato in un video su Instagram.

Come ha ribadito su Twitter, “la domanda “ritornare o meno” non si è mai posta, mai. Perché io non me ne sono andato. Sono finito in Germania dopo esserci arrivato in un box di terapia intensiva, per un motivo: hanno cercato di uccidermi”. E infine: “Domenica, 17 gennaio, ritornerò a casa con un volo Pobeda. Venite a incontrarmi”.

Navalnyj rischia tre anni e mezzo di carcere al suo rientro in Russia. Lo scorso 28 dicembre l’ufficio moscovita del Servizio penitenziario federale russo (Fsin) aveva minacciato di convertire la sua condanna alla libertà vigilata nel cosiddetto “caso Yves Rocher” in una pena detentiva se l’oppositore non si fosse presentato a un giudice di sorveglianza in poche ore. Cosa impossibile dal momento che si trovava a Berlino. E lunedì l’Fsin ha chiesto ufficialmente che la sospensione della pena venga convertita in detenzione.

Nel lanciare l’ultimatum, l’Fsin faceva riferimento all’articolo pubblicato su Lancet il 22 dicembre che raccoglie tutti i dati sull’avvelenamento con il Novichok e sul trattamento di Navalnyj presso la clinica Charité di Berlino. Navalnyj, si legge nella rivista scientifica, è stato dimesso il 20 settembre e i sintomi della sua malattia sono spariti il 12 ottobre. “Perciò – conclude l’Fsin – il condannato non sta adempiendo ai suoi obblighi e sta evadendo la supervisione dell’ispettorato”.

Navalnyj era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere con sospensione della pena e cinque anni di libertà vigilata il 30 dicembre del 2014 per frode ai danni di Yves Roches: processo giudicato “politico” dalla Corte europea per i diritti umani. Secondo l’accusa, Navalnyj avrebbe frodato insieme al fratello Oleg avrebbe frodato due aziende francesi, una delle quali filiale del gigante dei cosmetici Yves Rocher, per una somma pari a 30 milioni di rubli.

Il periodo di libertà vigilata è stato successivamente esteso di un anno e perciò scadeva il 30 dicembre. In aggiunta il Comitato investivativo del Paese ha accusato Navalnyj e la sua Fondazione anti-corruzione di “frode su larga scala” per uso illecito delle donazioni dei sostenitori per “scopi privati”.

Nel video diffuso su Instagram, l’attivista anti-corruzione ha liquidato le accuse come “ostentatamente inventate” per cercare di impedirgli di rimpatriare. “Sono sopravvissuto. E ora Putin, che ha dato l’ordine di uccidermi, strilla in tutto il suo bunker e dice ai suoi servitori di fare qualsiasi cosa perché io non torni. I suoi servitori agiscono come sempre: inventano nuovi procedimenti penali contro di me”. E ancora: “Fanno di tutto per spaventarmi. Ma quel che fanno non mi interessa. La Russia è il mio Paese. Mosca è la mia città. Mi mancano”.

Fonte: Repubblica

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