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Il lato artistico della scienza, l’estetica dell’osservazione al microscopio. Il gruppo di lavoro della biologa italiana Gaia Pigino, scelta dalla rivista Science per la copertina di questa settimana, ha scoperto il meccanismo che porta gli spermatozoi a dirigersi verso l’ovocita, il “timone” che aiuta le cellule riproduttive maschili a non mancare il bersaglio. E dietro a questa fondamentale ricerca scientifica non ci sono soltanto competenze, strumenti tecnologici sempre più avanzati e collaborazioni internazionali. C’è la passione di una scienziata che si è “innamorata”, sono le sue parole, delle forme artistiche che si rivelano grazie ai crio-microscopi.

Dottoressa, qual è l’importanza della vostra scoperta?

“Abbiamo individuato nei topi un nuovo meccanismo molecolare, grazie a cui gli spermatozoi mantengono la direzione nei loro spostamenti verso l’ovocita. Senza questo meccanismo, la fertilità è compromessa: si tratta dell’aggiunta di un particolare amminoacido, la glicina, alla sequenza della proteina tubulina, fondamentale componente della scheletro microtubulare del flagello, ossia la coda dello spermatozoo. Senza questa modificazione della tubulina, gli spermatozoi non riescono a regolare il battito del flagello con cui si muovono e quindi indirizzare il movimento che questo imprime loro. La mutazione genetica che impedisce l’aggiunta della glicina alla tubulina fa sì che gli spermatozoi tendano a muoversi circolarmente, perdendo l’orientamento, senza quindi riuscire a raggiungere l’ovocita, la cellula riproduttiva femminile, e completare la fecondazione”.

164833290 b938e360 72bd 417e 8483 4289fc3ad863 - La scienziata: "La mia scoperta sull'infertilità maschile grazie all'amore per la fotografia"

Come siete arrivati all’individuazione del meccanismo?

“Grazie alla crio-microscopia elettronica, una tecnologia che consente di vedere sino quasi alla scala degli atomi. In particolare, ciò che ci è valso la copertina di Science è la nostra osservazione e descrizione dei processi molecolari all’opera. Lo studio delle ciglia nelle cellule rappresenta un filone di ricerca fondamentale, perché le ciglia sono presenti in molte delle cellule del corpo umano, perciò l’approfondimento delle cigliopatie non riguarda soltanto lo studio dell’infertilità maschile”.

Dottoressa, come è arrivata a passare il suo tempo con gli occhi fissi al microscopio?

“Sono una laureata in scienze naturali a Siena. Nei laboratori dell’ateneo della mia città ho scoperto la bellezza dell’osservazione al microscopio, mi sono innamorata delle forme e dei colori che i nuovi strumenti rivelano. Ho avuto la fortuna di incontrare, oltre al professor Pietro Lupetti di Siena, maestri come Joel Rosenbaum della Yale University, uno dei pionieri della ricerca sulle ciglia, e Takashi Ishikawa (PSI e ETH, Zurich) che mi ha insegnato la crio-microscopia elettronica. Così è cominciata la mia ricerca all’estero nel 2009.”

Ha fatto il lavoro sull’importanza della glicina nella proteina tubulina al Max Planck institute di Dresda,  ma ora sta per trasferirsi allo Human Technopole di Milano. Perché torna in Italia?

“Il gruppo che ha lavorato a questo progetto ha valenza internazionale, ora torno in Italia perché al Centro di ricerca in Biologia Strutturale dello Human Technopole, con il quale collaboro da un anno,avrò l’opportunità di continuare la mia ricerca sulle ciglia sia strutturale che cellulare e potrò estenderla a più campi. E poi, non lo nascondo, sono stata nella nazionale italiana giovanile di scherma, ho sentito suonare l’inno italiano per me, mi piace l’idea di tornare nel mio Paese”.

Il senso di appartenenza però non può bastare a una scienziata. Cosa le offre di più l’Italia in questo momento?

“Ciò che serve alla ricerca: allo Human Technopole avrò la strumentazione adeguata, crio-microscopi elettronici tra i più avanzati e un direttore come Iain Mattaj”.

Visti i vostri risultati e l’offerta della struttura milanese, pensa che la sua scelta attirerà altri ricercatori?

“Sta già succedendo. Il mio gruppo di Dresda si sposterà con me. Ho già ricevuto numerose applications da ricercatori internazionali per il mio team di ricerca, e, in collaborazione con Alessandro Vannini, capo del Centro di ricerca in Biologia Strutturale, abbiamo già reclutato tre fantastici group leaders, due dei quali di origini straniere, tutti provenienti scientificamente da prestigiosi Istituti internazionali”.

A 45 anni è una scienziata affermata, per arrivare a questo punto ha dovuto rinunciare a qualcosa?

“Al contrario. Mio padre mi ha insegnato l’amore per la fotografia e mia madre da insegnante di storia dell’arte, quello per la pittura: il mio è un vero piacere estetico quando osservo la bellezza delle immagini al microscopio. Ah, e spero quest’anno si possa di nuovo correre il Palio a Siena, sono della Torre”.

Fonte: Repubblica

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