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Vaccinare il mondo e rafforzare i sistemi sanitari di tutti i Paesi, anche quelli più poveri, per non trovarsi di nuovo impreparati di fronte a una pandemia. Sarà questo la spina dorsale del “Patto di Roma” che sarà siglato oggi alla fine del G20 dei ministri alla Salute, iniziato ieri ai Musei Capitolini. “La sfida – ha spiegato Roberto Speranza, che presiede il meeting – è tentare di aumentare la forza della sanità, investendo di più. Bisogna difendere un approccio universale all’assistenza: se una persona sta male va curata indipendentemente dalla sua condizione economica, da dove è nata e dal colore della sua pelle. Applicare questi principi alla battaglia al Covid significa vincere la sfida per portare il vaccino dappertutto”.

Oggi, ha spiegato il ministro, ci sono disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri. Del resto basta guardare quanto succede tra gli stessi membri del G20. Se realtà come Italia, Canada, Cina, Regno Unito, Francia e Spagna, stanno sopra al 70% di copertura della popolazione con almeno una dose di vaccino anti Covid, c’è chi va molto peggio come il Sudafrica (16%, l’Indonesia 23% e l’India 37%). E ci sono aree del mondo dove i numeri sono ancora peggiori, segno di una enorme differenza di qualità dei sistemi sanitari.

Il vertice durerà due giorni e si è svolta una sessione dedicata all’impatto del Covid sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. L’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia porterà a ritardi anche di decenni in certe aree del mondo.

Jeffrey Sachs, economista della Columbia University di New York (dove ha fondato e diretto per molti anni il Center for sustainable development, cioè lo sviluppo sostenibile) e consulente per il clima dell’Onu è stato invitato a fare una delle relazioni introduttive all’incontro. Ha spiegato che Covax, il progetto che prevede la donazione di vaccini da parte dei Paesi più ricchi a quelli più in difficoltà, è un meccanismo che da solo non può funzionare. Sono troppo poche le dosi che vengono somministrate in quel modo mentre ce ne vorrebbero tra i 10 e i 12 miliardi per diffondere le coperture e così proteggere tutti ed evitare anche la nascita di nuove varianti. Secondo l’economista bisognerebbe piuttosto, come richiedono in tanti, sospendere i brevetti dell’industria e fare il trasferimento tecnologico necessario a produrre in Paesi come Indonesia, Sudafrica e India. Lui ha citato il caso di Moderna, sviluppato con fondi pubblici Usa.

Le sue parole hanno aperto il dibattito tra i ministri, alcuni dei quali, come quelli di Russia e Germania, sono parsi più freddi rispetto alla soluzione prospettata da Sachs. Si tratta di due Paesi che hanno prodotto o collaborato a produrre un vaccino. Una strada per aiutare gli Stati più fragili comunque andrà trovata. Speranza è ottimista: “Ci sono le condizioni per costruire il Patto di Roma. L’impegno è di costruire condizioni per cui il vaccino sia un diritto di tutti e non un privilegio di pochi e io penso che questa sia una sfida che tutti i paesi presenti condividono”.

Fonte: Repubblica

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