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Da sei giorni sul piccolo schermo e Zerocalcare con la sua serie “Strappare lungo i bordi”  fa parlare di sé pure in Turchia. Dopo la polemica sull’accento romanesco “incomprensibile” e “da sottotitolare”, adesso la bufera si è spostata sulla bandiera curda attaccata alla porta della stanza di Zero nella serie. La reazione arriva da Ankara.

Il simbolo del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, Pkk, non è piaciuto ai turchi, da oltre 40 anni in conflitto con i curdi per la richiesta di indipendenza dle Kurdistan dalla Turchia. “Scandalo dopo scandalo su Netflix” si legge sul quotidiano turco Sabah.com – Nella serie “Strappare lungo i bordi”,  si è vista la bandiera dell’organizzazione terroristica Pkk appesa alla porta e al muro”.

Il legame di Michele Rech, il vero nome di Zero, alla causa curda è indiscutibile. Ad essa ha dedicato la graphic novel “Kobane Calling”, il racconto del suo viaggio nel 2015 al confine tra la Turchia e la Siria, a pochi chilometri dalla città assediata di Kobane. Nello sguardo dell’autore la storia di un’utopia possibile nel cuore di una terra contesa e difesa, delle macerie di Kobane e di un popolo intero in guerra per difendere il proprio diritto a esistere, proteggendo confini la cui esistenza non è sancita da nessun atlante geografico. Una visione inaccettabile per la Turchia.

Sabah.com sottolinea: “Nella scena di apertura del trailer, la bandiera del Pkk è appesa dietro la porta quando il protagonista apre e accende la luce. In un’altra scena si vede il vessillo del Pkk appeso al muro del bar”.

La serie

E’ composta di sei episodi in cui il personaggio ideato da Rech lascia le tavole dei fumetti per animarsi in tv, fedele comunque al suo ondeggiare nel quartiere romano di Rebibbia, dove vive tra disagi, manie e considerazioni demenziali ma non troppo. Irriverente, demenziale e dal linguaggio scorretto, e sempre con forte cadenza romanesca, la miniserie mostra tanti flashback e aneddoti che spaziano dalla sua infanzia ai giorni nostri,  dai ricordi sugli anni della scuola alle lamentazioni esistenziali nei confronti della propria incompiutezza.

Fonte: Repubblica

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