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122040736 28a66b86 2074 46ba b0bb 69cdd227ee5a - L'assalto al Congresso di Washington un regalo allo propaganda di Pechino

PECHINO – “È il karma”, ironizza un utente. Sui social cinesi, questa mattina, le immagini di Washington sono ovunque, spesso affiancate a quelle di Hong Kong. Nel 2019 i manifestanti mascherati invasero il Parlamento dell’ex colonia britannica, l’America li chiamava combattenti per la democrazia, la speaker Nancy Pelosi definiva le proteste una “splendida immagine”. Ieri, agli occhi di molti cittadini del Dragone, gli Stati Uniti sono stati ripagati con le stesse monete: rivolte e disordini anche peggiori. Sono immagini da sogno per Xi Jinping e il Partito comunista, quelle che raccontano la crisi senza precedenti della democrazia Usa e, in controluce, la (presunta) superiorità del modello socialista.

È un giorno di super lavoro per la propaganda di regime, ma di grande soddisfazione: basta moltiplicare foto e video attraverso i canali ufficiali, telegiornali, siti e social, poi ci pensano utenti più o meno nazionalisti a renderle virali. “La polizia del mondo non riesce a salvare se stesso?”, scrive qualcuno, riferendosi all’America. Nel pomeriggio Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri, rivolta il coltello nella piaga con chirurgica abilità: “Specialmente nella situazione critica della pandemia”, cioè quella che la Cina ha contenuto e gli Stati Uniti no, “speriamo che il popolo americano possa al più presto godere di pace, stabilità e sicurezza”.

È propaganda interna, ovviamente. Ma attenzione a fermarsi a quel livello, perché riflette idee radicate ben sotto la superficie, a tutti i livelli del sistema cinese. La convinzione della leadership comunista è che sia in atto uno storico ribilanciamento degli equilibri globali: gli Stati Uniti, potenza egemone, stanno perdendo forza, mentre la Cina, potenza emergente, ne acquisisce ogni giorno di più. La ragione sta soprattutto nella diversa efficienza dei rispettivi sistemi di governo. Dalla crisi finanziaria in poi, il socialismo con caratteristiche cinesi ha mostrato di essere molto più capace di gestire i Cigni neri, come vengono definiti i grandi rischi inattesi, come i problemi ordinari. Lo spettacolare successo nella battaglia contro il coronavirus ne è un’ulteriore conferma: le democrazie liberali sono in crisi, la democrazia cinese, termine che a Pechino ha ovviamente un significato molto diverso, conferma ogni giorno di più la sua efficienza. E se tutti i regimi autoritari del mondo oggi si sfregano le mani, dalla Russia di Putin al Venezuela, per il Dragone la vittoria è doppia, visto che la competizione con gli Stati Uniti è la grande cornice dei prossimi decenni.

Questo non significa che i cittadini sposino in pieno la baldanzosa narrativa di regime. “L’America è un Paese ricco che si può permettere turbolenze del genere”,  scriveva stamattina un utente su Weibo, la versione cinese di Twitter, sottintendendo come la Cina sia ancora ben distante da quei livelli di benessere e potenza. Il fatto è che proprio questa distanza rende la stabilità, agli occhi di molti cinesi, un valore ancora più importante. Stabilità e sicurezza sono priorità su cui il Partito comunista e Xi Jinping stanno insistendo sempre di più, perfino a discapito della crescita, presentandosi come gli unici in grado di garantirli. Le immagini che sono arrivati negli ultimi mesi dagli Stati Uniti, tra ospedali pieni, violenze di strada, voti contestati e rivolte contro le istituzioni, cementano questo nuovo patto sociale tra popolo e Partito. Quando il web mandarino ha soprannominato Donald Trump “Chuan Jianguo”, cioè “Trump che rafforza la Cina”, intendeva proprio questo.

Fonte: Repubblica

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