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011046817 968d28ed cbfc 4663 8f02 745ad08b163e - L’enigma dei vaccini in Israele

Se oggi Israele, con il record di inoculati in rapporto alla popolazione, è diventato il Paese a cui il mondo guarda come modello di efficienza nell’affrontare la campagna vaccinale, diventa oggi sempre più chiaro come questo Paese possa essere un caso studio rispetto a un altro fenomeno: il rifiuto di farsi vaccinare.

Cosa succede in un Paese dove ci sono vaccini illimitati, ma ci sono residenti che non ne approfittano?

Il fatto che Israele sia in cima alle classifiche mondiali per vaccinati per numero di abitanti (attualmente il 55% della popolazione ha ricevuto la prima dose e il 47% anche la seconda) ha dell’incredibile, specie se paragonato ad altri Paesi industrializzati.

Nella situazione attuale, per cui in Israele non c’è penuria di vaccini e chiunque sopra i 16 anni, cittadini e residenti, può essere inoculato velocemente, va dunque chiesto come sia possibile che non si sia già arrivati alla vaccinazione della totalità degli aventi diritto.

L’opposizione al vaccino si presenta quindi come il grande enigma del comportamento umano: nonostante gli sforzi della scienza per trovare una soluzione che metta fine alla pandemia e quelli del governo per procacciarsela, ancora tutto può essere minato a causa delle scelte di alcune persone. Mentre il 75% degli ultrasessantenni si è già vaccinato, vediamo molta più esitazione tra i giovani.

L’antico detto ebraico “chiunque salvi una vita, salva il mondo intero” di certo racchiude il senso del valore della vita che caratterizza la società israeliana. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la disponibilità di vaccini che sta permettendo a Israele di essere il laboratorio mondiale di questa impresa di massa. Va quindi riconosciuto al premier Netanyahu di aver identificato con largo anticipo l’urgenza della campagna acquisti dei vaccini.

I dati indicano che la maggior parte dei titubanti si trovano tra gli arabi e gli ultraortodossi, ma il fenomeno non riguarda solo le minoranze: l’opposizione al vaccino trova spazio in tutti i settori, comprese le fasce più agiate della popolazione. Conviene quindi guardare a Israele per capire se, nel momento in cui vi sarà disponibilità vaccinale di massa ovunque nel mondo, sarà proprio il comportamento umano a minare gli sforzi per l’immunizzazione.

Secondo dati condivisi dal ministero della Salute israeliano con Repubblica, tra il 10 e il 20% della popolazione locale si oppone al vaccino anti Covid, per diverse ragioni. Ci sono quelli che temono possibili effetti collaterali, altri che “non vogliono inserire un elemento estraneo nel proprio corpo” (slogan particolarmente in voga tra i vegani), e quelli che credono alle teorie cospirative per cui il vaccino vuole creare mutazioni nel nostro Dna (e c’è chi risponde “probabilmente sarebbe un bene nel vostro caso…”). C’è chi si oppone per una questione di principio: perché lo Stato trasmette dati – seppur anonimi – alla Pfizer.

E poi chiaramente ci sono i no-vax, indipendentemente dalla malattia in questione. Uno di questi è il medico Arieh Avni, la cui licenza è stata da poco revocata dal ministero della Salute perché si è scoperto che forniva certificati vaccinali falsificati. Non lo faceva per soldi, ma per pura ideologia. Avni ha persino fondato un partito che concorrerà – senza alcuna chance – alle elezioni del 23 marzo. Un gruppo di israeliani si è persino rivolto alla Corte penale internazionale dell’Aja per opporsi alla campagna vaccinale in corso.

Se Israele andrà avanti a questo ritmo di vaccinazioni, in un mese la pandemia potrebbe essere superata. Perché ciò accada, è necessario che almeno il 75% della popolazione sia inoculata. Considerato che oltre il 25% della popolazione israeliana ha meno di 16 anni (l’età minima per ricevere il vaccino Pfizer attualmente), ogni percentuale di oppositori al vaccino rischia di allontanare il Paese dall’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge.

Quindi, proprio mentre sembra che stiamo intravedendo la luce alla fine del tunnel, la domanda che sorge spontanea è: riuscirà il comportamento imprevedibile degli esseri umani a vanificare gli sforzi della scienza?

Traduzione di Sharon Nizza

Fonte: Repubblica

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