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173513410 c4be5e9a ff6c 429d bf4b 0c7b441e5106 - L'Europa e il rebus dell'export dei vaccini. I nuovi impianti per far decollare la campagna di immunizzazione

BRUXELLES – L’Agenzia per il farmaco dell’Unione dà il via libera a due nuovi impianti per la produzione di vaccini in Europa. Si tratta dello stabilimento di Halix, a Leida, in Olanda, per il composto di AstraZeneca e di quello di Marbrurgo, in Germania, per l’immunizzante di Pfizer-BioNTech. “Accolgo con favore la decisione dell’Ema – ha commentato Ursula von der Leyen – aumentare la capacità di produzione di vaccini in Europa è la nostra priorità”. D’altra parte la presidente tedesca della Commissione europea è ormai impegnata a tempo pieno a trovare nuovi siti dove sfornare vaccini per rilanciare la campagna di immunizzazione del Continente. Lavoro sviluppato insieme a Thierry Breton, responsabile a Bruxelles per l’Industria. Con il francese che ha garantito: “L’Europa dovrebbe essere il leader mondiale nella produzione di vaccini contro il coronavirus entro la fine dell’anno con 52 fabbriche che prendono parte al processo in tutto il continente”. 

Pfizer-BioNTech è la casa farmaceutica che fin qui, insieme a Moderna, ha rispettato le consegne previste dai contratti e l’ampliamento della sua capacità produttiva con il sito di Marburgo è una buona notizia per Bruxelles, che con l’azienda ha chiuso due contratti per un totale di 600 milioni di dosi. E nel secondo trimestre Pfizer continuerà a essere centrale per la campagna vaccinale europea in quanto è previsto che consegnerà ai partner Ue 200 milioni di dosi (10 milioni in più del previsto) su un totale di 360 milioni attese da tutte le Big Pharma approvate dall’Ema (oltre a Pfizer, Moderna, Johnson&Johnson e AstraZeneca).

Totalmente diversa la situazione di AstraZeneca, che finora ha consegnato appena il 40% delle fiale concordate tanto che la commissaria Ue alla Salute, Stella Kyiriakides, spiega: “Se non fosse stato per le consegne insufficienti da AstraZeneca, i tassi di vaccinazione dell’Ue avrebbero potuto essere quasi il doppio”. Con l’apertura del sito di Leida, lo scontro tra Bruxelles e la casa anglo-svedese tornerà a riacutizzarsi. Il suo amministratore delegato, Pascal Soriot, ha infatti incluso le fiale olandesi sia nel contratto con l’Unione che in quello con il Regno Unito, che ora pretende di averle ma che gli europei non vogliono sbloccare. D’altra parte nel contratto con l’Europa era previsto che gli impianti inglesi di AstraZeneca avrebbero dovuto rifornire anche il continente, ma Londra e l’azienda si sono rifiutate di portare i vaccini oltremanica.

Non a caso Breton ha garantito: “Faremo in modo che tutte le dosi di AstraZeneca restino in Europa fino a quando la società non onorerà i suoi impegni”. Kyriakides ha aggiunto: “Ora ci aspettiamo che i vaccini prodotti da questo sito vengano consegnati agli Stati membri nei prossimi giorni come parte dell’obbligo contrattuale e dell’impegno assunto da AstraZeneca nei confronti dei cittadini europei”.

Bruxelles è intenzionata a citare in giudizio l’azienda se non darà garanzie e intanto ha rinforzato il Meccanismo Ue sull’export grazie al quale potrà bloccare l’uscita di qualsiasi vaccino dall’Unione (da dicembre ne sono stati esportati 77 milioni mentre i cittadini europei ne hanno ricevuti 88 milioni). Due mosse pensate per mettere pressione sulla casa farmaceutica e su Boris Johnson accompagnate da un messaggio che la Commissione europea fa circolare da un paio di giorni: “La Gran Bretagna ha impostato una campagna vaccinale molto rischiosa e ora dipende da noi per le seconde dosi”. Insomma, su spinta di Draghi, Macron e Merkel la Ue va avanti con le minacce e intanto cerca un accordo per ripristinare il libero commercio dei vaccini e magari per aumentare la produzione lavorando insieme a Londra a beneficio di entrambi i blocchi. L’accordo è vicino, anche se il Regno Unito continua a mostrare i denti come dimostrano le parole del ministro delle Comunità locali Robert Jenrick secondo il quale il Regno Unito è “fiducioso” di aver blindato le dosi e “non ha motivo di temere” carenze di fiale.

Fonte: Repubblica

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