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Bruxelles. L’Unione europea è spaccata su Sputnik, con l’Italia che potrebbe giocare il ruolo di ago della bilancia in favore del vaccino russo. Tanto da considerare di produrlo nella fabbrica di ReiThera, stabilimento vicino a Roma posseduto al 30% dallo Stato. Per ora si tratta di scenari, ma dietro le quinte a Bruxelles le posizioni dei governi sull’immunizzante di Mosca sono già emerse. E così Reuters segnala che alcuni governi europei potrebbero chiedere di inserire il preparato pompato dalla propaganda del Cremlino all’interno della strategia vaccinale dell’Unione. 

Facciamo un passo indietro, tornando al 4 marzo, quando l’Ema, l’Agenzia del farmaco della Ue, ha avviato la “revisione continua” dello Sputnik, la prima fase formale della procedura che porta all’approvazione di un vaccino in Europa. A Bruxelles spiegano che il via libera potrebbe arrivare a maggio. Intanto Ungheria e Slovacchia si sono mosse autonomamente, dando il via libera nazionale d’emergenza al preparato di Mosca rompendo il fronte europeo. Un rischio, segnalano a Bruxelles, visto che se Sputnik sembra promettente, i dati forniti dai russi sono carenti e soprattutto nessuna autorità pubblica del pianeta li ha verificati (lo ha fatto solo Lancet) per cui usare il vaccino prima dell’esame dell’Ema è comunque un azzardo. 

Proprio nei giorni dell’avvio della rolling review dell’Ema, il governo italiano ha fatto sapere di essere intenzionato a usare Sputnik, ma che non avrebbe forzato i tempi con un semaforo verde nazionale d’emergenza dell’Aifa. Inoltre l’esecutivo Draghi ha informato i partner che gradirebbe stipulare un contratto europeo con i russi uguale a quelli firmati con i produttori dei 4 vaccini già approvati nell’Unione (Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Janssen) nonché con Curevac e Sanofi. Tutti vaccini occidentali. 

L’idea di lanciare un contratto unico Ue firmato da Bruxelles, con le fiale che poi verrebbero ripartite in parti eque tra i partner continentali, però non piace a tutti i governi in quanto inserire Sputnik nella campagna europea rappresenterebbe una clamorosa vittoria di immagine per Vladimir Putin. Si tratta ovviamente dei paesi maggiormente ostili a Mosca, come i Baltici e la Polonia. E poi, anzi soprattutto, gli europei hanno seri dubbi sulla capacità di produzione russa, tanto che lo stesso Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, la scorsa settimana ha affermato: “Non dobbiamo farci ingannare da Cina e Russia, regimi con valori meno desiderabili dei nostri, che organizzano una campagna altamente pubblicizzata ma limitata per fornire vaccini ad altri”. Dove “limitata” significa che Mosca spinge Sputnik, ma non è in grado di produrlo massicciamente, tanto che i numeri in percentuale dei vaccinati in Russia sono inferiori a quelli europei. 

Al momento, dunque, l’Europa aspetta, come confermava oggi un portavoce della Commissione europea: “Non ci sono discussioni in corso con la società che produce lo Sputnik ma insieme ai governi in ogni momento possiamo decidere di estendere il portafogli di vaccini”. Già, perché nel mezzo delle discussioni sembra porsi la Germania di Angela Merkel. Fonti europee spiegano che la posizione di Berlino sarebbe di attendere ancora un mese e mezzo, finché arriverà il via libera dell’Ema e poi decidere. La linea di Berlino – comunque interessata a Sputnik – dunque potrebbe servire a frenare gli appetiti dei governi nazionali – sotto attacco insieme a Bruxelles per il fatto che i vaccini arrivano con il contagocce – fino al via libera dell’Ema e a un po’ più di chiarezza sulle capacità industriali russe. Dopodiché si vedrà.

Reuters però segnala che il governo italiano avrebbe comunicato ai partner che considera di convertire il maggior impianto per la produzione di vaccini sul territorio nazionale per fabbricare lo Sputnik. Si tratta della fabbrica di ReiThera vicina a Roma, posseduta al 30% dallo Stato. Sarebbe un clamoroso endorsement per il composto russo. Per negoziare un contratto europeo sui vaccini serve la richiesta di almeno 4 governi: Ungheria e Slovacchia ovviamente sarebbero favorevoli avendolo già acquistato, mentre la Repubblica Ceca è interessata. Ecco dunque che il governo italiano – spinto anche dai filo russi Berlusconi e Salvini e dalla necessità di Draghi di immunizzare la popolazione per rilanciare l’economia –  potrebbe far spostare il pendolo in favore di Sputnik. Consentendo a Putin di mettere a segno un colpo geopolitico clamoroso, rilanciando l’immagine del Cremlino, ad oggi colpito da diversi set di sanzioni europee a partire da quelle per l’invasione della Crimea e per l’arresto di Navalny.  

Fonte: Repubblica

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