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ROMAEnzo Bianco, lei è stato l’ultimo ministro che ha sciolto un partito di ispirazione neofascista.
“Era il novembre del 2000 ed io ero a capo del Viminale nel governo guidato da Giuliano Amato. Sciolsi il Fronte nazionale, il movimento di Franco Freda, applicando la legge Scelba che lo impone per quei partiti o gruppi che esaltano, minacciano o usano la violenza quale metodo di lotta politica”.

In quel caso aspettaste la sentenza della Cassazione, che aveva confermato la condanna di Freda a tre anni per propaganda all’odio razziale.
“Sì, ricordo che avviai l’istruttoria già durante il governo D’Alema, che poi cadde a maggio. Fu quindi il frutto di una scelta ponderata, presa di concerto con il presidente Amato e di tutto il Consiglio dei ministri. Eravamo in presenza di un movimento che poneva il tema della violenza nel suo ambito d’azione”.

Quale fu il merito?
“Il Fronte nazionale era ritenuta “un’organizzazione avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione razziale. I suoi beni vennero confiscati”.
La sentenza è del maggio 1999, ci volle quindi un anno e mezzo per giungere allo scioglimento.
“Sì, ma non è indispensabile che vi sia un giudizio della magistratura. Nel nostro caso ci muovemmo di concerto con i giudici, visto il grado di pericolosità sociale”.

Fu il procuratore di Verona, Guido Papalia, che aveva indagato su Freda, a ricordare al Viminale che per legge il movimento andava sciolto dopo la sentenza definitiva. Stavolta si può aspettare la Cassazione?
“No, se fossi ancora ministro dell’Interno io oggi non aspetterei”.
Perché?
“Gli autori hanno agito a volto scoperto con sbandierata arroganza, come se volessero sfidare apertamente lo Stato”.
Nei tre precedenti finora il governo aveva però sempre aspettato la magistratura.
“Sì, ma stavolta i fatti sono avvenuti in diretta televisiva. E quindi abbiamo già tutti gli elementi per esprimere un giudizio. Lo dico da garantista, e da liberal, cresciuto alla scuola di Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini”.

Draghi ha fatto intendere che si muoverà con cautela.
“Non può non esprimersi diversamente, visto il suo ruolo. Ma allo stesso si possono già acquisire gli elementi, accelerando la pratica. Ci troviamo dinanzi a personaggi, come i leader di Forza Nuova, che hanno compiuto un gesto aberrante. No, non si può aspettare”.

All’epoca ci furono polemiche?
“Sì, e anche qualche minaccia. Ma anche tanta solidarietà. E il governo fu assolutamente compatto”.   Fonte: Repubblica

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