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“L’inchiesta sull’esplosione al porto di Beirut è diventata lo specchio del settarismo che attanaglia il Libano. Quello che è accaduto ieri si spiega così: cristiani contro musulmani sciiti, in un braccio di ferro che rischia di portare il Libano in un abisso maggiore di quello in cui si trova già”. Michael Young, scrittore, analista e direttore di Diwan, il blog sul Medio Oriente del Carnegie Middle East Center, questa volta ha guardato la sua Beirut esplodere dall’alto: la mancanza di energia elettrica lo ha portato a rifugiarsi sulle montagne intorno alla città, in una casa alimentata a energia solare. Lo specchio di un Paese, quello che Young studia da decenni, dove la gente sopravvive arrangiandosi, senza mai contare sullo Stato.

Cosa c’è dietro agli scontri e ai morti di ieri?
“Il settarismo. La maggior parte delle vittime dell’esplosione del 4 agosto 2020 erano cristiani, perché è stata distrutta una delle parti cristiane della città. Molti sopravvissuti credono che in qualche maniera Hezbollah sia responsabile del nitrato accumulato nel porto che ha portato all’esplosione. Non ci sono prove, ma questo giudice non ha intenzione di fermare le indagini. Nei giorni scorsi ha ordinato l’arresto di un importante membro di Amal ( secondo partito sciita libanese, ndr) e gli Hezbollah hanno temuto che potesse arrivare anche a loro. Così hanno lanciato un tentativo di intimidazione verso lo Stato, ma anche verso i cristiani, nella cui area si trova il palazzo di Giustizia”.

Quindi lei concorda sul fatto che siano state milizie cristiane a sparare, nonostante l’assenza di rivendicazione?
“Le Forze libanesi di Samir Geagea nei giorni scorsi avevano detto in modo chiaro che non avrebbero tollerato provocazioni sciite nella loro area. Ora negano di essere responsabili, ma dicono anche che i responsabili sono Hezbollah e le loro armi. Una posizione piuttosto ambigua”.

Teme un’escalation?
“In Libano nulla si può dire con certezza. Ma nessuno vuole un’escalation. Non la vogliono i cristiani di Geagea, perché non sono in posizione di forza. E neanche quelli del presidente Michel Aoun, che di Hezbollah sono alleati e sarebbero in posizione scomoda. Ma, più importante, non la vuole Hezbollah: uno scontro con i cristiani oggi farebbe perdere a Hassan Nasrallah l’alleanza con Aoun e lascerebbe il suo movimento totalmente isolato”.

Ma Hezbollah è oggi il più forte partito libanese: e la più forte fra le milizie del Paese…
“Questo è vero. Ma se prendesse le armi sarebbe solo contro tutti. I cristiani si unirebbero. I sunniti e i drusi sono già loro nemici. Sarebbe una guerra civile, in cui Hezbollah sarebbe isolata. La forza di Hezbollah, la sua alleanza con Aoun, è anche la sua debolezza, e Nasrallah lo sa bene: è sempre stato attentissimo a trattare la questione settaria. Sa che rischia e farà di tutto per evitare l’escalation. Se si concentrasse sul fronte interno non potrebbe più rispondere alle richieste del suo maggiore sponsor, l’Iran. E questo non può essere”.

Fonte: Repubblica

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