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La Commissione elettorale libica ha bocciato la candidatura di Saif al Islam Gheddafi, il figlio del colonnello libico, che il 14 novembre aveva presentato il suo nome nell’ufficio della Commissione di Sebha.

Contempotaneamente la Commissione ha accettato però i nomi del generale Khalifa Haftar e del primo ministro Abdelhamid Dbeibah. Il primo si era sospeso per tempo dal suo incarico di comandante della milizia “Lna” che controlla Cirenaica e quasi tutto il Fezzan. Mentre il premier si è candiato andando contro l’impegno che aveva assunto in febbraio, quando era stato scelto per guidare il governo di unità nazionale che doveva riunire l’Est e l’Ovest del Paese.

L’indiscrezione su queste scelte è stata lanciata da siti e media arabi: secondo le prime conferme la Commissione avrebbe cancellato 25 nomi su 98 candidati, e l’annuncio ufficiale dovrebbe essere fatto dopo la mezzanotte. 

Saif Al Islam si era candidato il 14 novembre alle Presidenziali del 24 dicembre, con un secondo turno di ballottaggio che dovrebbe avvenire circa 50 giorni più tardi. Saif, oltre ad essere il simbolo del regime abbattuto nel 2011, per molti libici (non solo per i rivoluzionari) è responsabile diretto di molti crimini per aver guidato assieme al padre le truppe libiche che difesero la famiglia dall’attacco dei ribelli.

Saif è in una condizione legale incerta in Libia: una legge del parlamento ha cancellato gli ostacoli alla sua candidatura, è stato liberato dalla prigione, ma alcuni procuratori (fra cui quello militare) comunque hanno chiesto nuove incriminazioni. Ma soprattutto Saif è sotto accusa alla Corte penale dell’Aja, che ha confermato il suo status di indagato per cuoi è stato emesso un mandato d’arresto. E questa circostanza è stata fatta rilevare dal Dipartimento di Stato americano che quindi conferma la sua ostilità alla candidatura.

A questo punto tutti, candiati e cittadini, hanno la possibilità per 3 giorni di presentare ricorso alla magistratura. E i giudici avranno poi altri 3 giorni per decidere sui ricorsi. Se oltre all’esclusione di Saif Gheddafi venissero esclusi altri candidati di rilievo, nei prossimi giorni il gioco politico in Libia potrebbe cambiare. E se saltassero anche gli altri due candidati di rilievo, Haftar e Dbeibah, la stessa tenuta delle elezioni sarebbe a rischio.

Haftar ha anche la cittadinanza americana, e questo per la legge libica lo renderebbe incandidabile. Ma soprattutto il generale è visto da buona parte della Libia (soprattutto in Tripolitania) come il capo militare che ha lanciato nel 2012/20 l’assalto militare a Tripoli. Un’avventura militare che è costata migliaia di morti e decine di miliardi di dollari di distruzioni.

Il premier Dbeibah invece a febbraio, nel momento della formazione del suo governo di unità nazionale sotto la guida Onu, si era impegnato a non candidarsi. Dbeibah è un personaggio molto forte, un milionario ricco e capace, cresciuto negli anni del regime gheddafiano e capace di conquistare consensi in Tripolitania, ma anche in Cirenaica. Se anche la sua candidatura cadesse di sicuro gli effetti politici (e persino securitari) potrebbero essere rilevanti.

La Commissione elettorale ha ricevuto le richieste di candidatura di 98 cittadini libici nei tre centri di Bengasi (Est), Sebha (Sud) e Tripoli (Ovest).

Oltre a Saif al Islam, a Khalifa Haftar e al premier Dbeibah, tra i candidati ci sono l’attivista Laila Ben Khalifa, prima donna ad aspirare alla carica di presidente della Libia; l’ex premier Ali Zeidan; l’ex vicepresidente Ahmed Maitig, l’ex ministro dell’Interno Bashaga.

Fonte: Repubblica

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