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Mancano due settimane all’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca e l’Iran manda un messaggio al prossimo presidente americano: via le sanzioni o andremo avanti con il programma nucleare. Da ieri Teheran ha avviato l’arricchimento dell’uranio al 20% nel sito di Fordow, un bunker scavato sotto le montagne a circa 30 chilometri a est di Qom per evitare che venga colpito da attacchi aerei. Il 20% non è ancora una soglia di allarme, per produrre una bomba nucleare servirebbe uranio arricchito al 90%, ma è «un notevole allontanamento dagli impegni sul nucleare», dice l’Unione europea. L’intesa sul nucleare che l’Iran aveva negoziato nel 2015 con Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cina, Russia, Germania e Ue fissava il limite al 3,67%.

Biden ha già detto che è pronto a riesumare gli accordi rinnegati da Trump ma il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha subordinato il rientro americano al rispetto iraniano dei limiti fissati dal Jcpoa, il contrario di quello che chiede Teheran che vorrebbe subito un alleggerimento delle sanzioni. Nelle ultime settimane il dialogo tra i due Paesi è avvenuto soprattutto manu militari: il 21 dicembre il sottomarino missilistico USS Georgia ha attraversato lo stretto di Hormuz insieme a due incrociatori e il Pentagono ha annunciato di aver cancellato il rientro della portaerei Nimitz dal Golfo anche a causa delle «recenti minacce» dell’Iran.

Ieri i Pasdaran hanno fermato nello stretto di Hormuz un mercantile sudcoreano perché — versione ufficiale — violava le regole contro il rischio di “inquinamento ambientale”, l’equipaggio è in arresto: tra Teheran e Seul ci sono diversi contenziosi aperti, la Corea del Sud ha sequestrato 7 miliardi di dollari di beni. Per oggi è prevista una esercitazione di droni nell’Iran centrale. Su questa tensione latente pesano anche questioni di politica interna: a giugno si vota per le presidenziali in Iran, e il Parlamento controllato dai conservatori non vuole lasciare margini di azione al governo uscente dei riformisti di Rouhani. La decisione di alzare la soglia di arricchimento deriva da una legge approvata a dicembre dal Parlamento che obbligava il governo ad arrivare al 20% se Usa e Ue non avessero rimosso le sanzioni.

Fonte: Repubblica

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