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BAGDAD – Un tribunale di Bagdad ha emesso oggi un mandato di arresto per il presidente uscente degli Stati Uniti Donald Trump, accusato di essere il mandante dell’uccisione, a Bagdad il 3 gennaio 2020, del generale iraniano Qasem Soleimani e di un influente capo milizia iracheno vicino all’Iran, Abu Mahdi al Muhandis.

Secondo i media iracheni, il tribunale di Rusafa, quartiere orientale di Bagdad, ha emesso il mandato di arresto in virtù dell’articolo n.406 del codice penale iracheno, relativo all’omicidio premeditato. Prevede la pena di morte per chi è riconosciuto colpevole di questo crimine:  è improbabile che vada a buon fine. Si tratterebbe di una mossa simbolica nei giorni finali del mandato di Trump alla Casa Bianca.

Già a giugno scorso l’Iran aveva emesso un mandato di arresto nei confronti di Trump, chiedendo all’Interpol di intervenire. La decisione odierna del tribunale di Baghdad è frutto dell’inchiesta in corso portata avanti dalle autorità giudiziarie irachene sul raid aereo compiuto dall’aviazione statunitense il 3 gennaio 2020 nell’area dell’aeroporto di Baghdad.

Prima di essere ucciso nel raid, Qassem Soleimani è stato il comandante della forza Quds, un corpo speciale dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) iraniani che si occupa delle operazioni all’estero: per più di due decenni ha plasmato la politica iraniana in Medio Oriente, rafforzando anche sul piano militare l’alleanza anti-americana che dalla rivoluzione Khomeinista del 1979 l’Iran ha intessuto con una serie di milizie sciite nella regione, dalla Siria al Libano all’Iraq.

Nell’aprile del 2019, l’amministrazione Trump ha inserito l’intero corpo dei Pasdaran, che in Iran è più potente dell’esercito regolare e dipende direttamente dal Leader supremo, Khamenei, nella lista delle organizazzioni terroristiche che minacciano la sicurezza nazionale americana. L’anno prima Trump aveva deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015. 

L’uccisione di Soleimani è arrivata dopo mesi di tensioni tra Teheran e Washington, nello stretto di Hormuz e in Iraq, culminate a fine dicembre con l’assedio di alcune centinaia di uomini delle milizie irachene filo-Iran all’ambasciata americana a Bagdad. 

Al-Muhandis era vice leader delle Forze di mobilitazione popolare, gruppo composto da una serie di milizie – fra cui gruppi sostenuti dall’Iran – per combattere contro l’Isis.

Dall’omicidio dei due uomini, i gruppi sostenuti dall’Iran hanno aumentato gli attacchi contro la presenza Usa in Iraq, e gli americani hanno più volte minacciato di chiudere la propria missione diplomatica a Bagdad.
 

Fonte: Repubblica

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