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È una coda che non sembra finire mai. Centinaia di mezzi corazzati, camion, cannoni, lanciarazzi trasportati su treni o incolonnati sulle autostrade. Sono serpenti d’acciaio che migrano da località diverse della Russia per convergere in un’unica direzione: la frontiera ucraina. Da otto giorni la processione bellica viene filmata e rilanciata sui social, alimentando una tensione crescente sui confini più caldi d’Europa. C’è di tutto. Tank T-90 e T-72, blindati d’ogni tipo, artiglieria semovente. Si vedono parà e fanti di marina; sono state segnalate unità scelte della Guardia e la 136ma brigata meccanizzata, protagonista dei combattimenti nel Donbass nel 2014. Quando si avvicina il territorio conteso, i reparti si sparpagliano tra boschi e villaggi, mettendo in mostra persino i temibili Tos-1 Buratino, nome ispirato dal naso simile a Pinocchio che però scaglia ondate di razzi. 

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov sostiene che “non c’è nulla di cui preoccuparsi”. Ma il comando delle forze americane in Europa ha decretato la massima allerta e la presidenza ucraina invoca il sostegno della Nato. Mentre diplomazie e generali assistono alla crescita dello schieramento con una perplessità che con il passare dei giorni sta diventando stupore. Quello russo infatti è uno show d’altri tempi, che ricorda le divisioni mandate al Brennero da Mussolini quando ancora non era alleato di Hitler o le mobilitazioni di massa di inizio Novecento. Negli ultimi anni Mosca aveva seguito uno schema completamente diverso, quello della “guerra ibrida” inventata dal comandante in capo Gerasimov che prevede di colpire nella zona grigia usando propaganda, disinformazione, attacchi economici e cyber-sabotaggi. Un canovaccio eseguito alla perfezione in Crimea nel 2014, occupata senza sparare un colpo. Lo stesso Gerasimov ha perfezionato la sua concezione, concependo la “strategia dell’azione limitata” che ipotizza un ruolo principe delle truppe scelte e c’è chi spera che questa inedita esibizione sia soltanto un’esercitazione della nuova dottrina. Ma un punto è chiaro: i russi mettono in campo lo strumento militare sempre e solo mirando a un risultato politico. Se Putin ha scelto di mostrare i muscoli dell’armata, lo fa per ottenere qualcosa. 

Il primo obiettivo sembra essere la Casa Bianca. “Una prova per l’amministrazione Biden, forse per capire esattamente cosa intende la presidenza quando ha dichiarato che la sovranità ucraina è una priorità per gli Stati Uniti”, ha detto a DefenseOne Ben Hodges, ex numero uno delle forze americane in Europa. Un test nel più puro stile della Guerra Fredda, cercando di portare l’avversario al limite. Biden ha cambiato linea nei confronti di Mosca, arrivando a definire Putin “un assassino”. E adesso i russi vogliono vedere come giocherà le sue carte per rispondere alla massa d’urto concentrata sul confine orientale della sfera d’influenza americana. 

Il messaggio è rivolto anche alle cancellerie europee, soprattutto Berlino e Parigi, per comprendere quanto sono disposte a impegnarsi per Kiev. Nel colloquio telefonico della scorsa settimana con Macron e Merkel, Putin si sarebbe lamentato per l’atteggiamento ucraino, che violerebbe gli accordi. Un tentativo di dividere i due lati dell’Atlantico, convincendo Francia e Germania a intervenire per riportare il presidente Zelenskij al tavolo delle trattative.

Perché l’obiettivo principale del Cremlino è dare una lezione al leader di Kiev che, dopo l’insediamento di Biden, ha cercato di recuperare nei sondaggi interni sfoggiando aggressività con Mosca. Oltre a mantenere il blocco sulle forniture idriche alla Crimea, Zelenskij ha avviato una campagna contro i media ucraini posseduti da oligarchi filorussi.

Infine c’è un altro bersaglio: Putin vuol fare leva sul nazionalismo per risollevare il consenso in patria. Ufficialmente la popolarità resta altissima; il peso del Covid e delle sanzioni comincia però a farsi sentire sull’economia, indebolita dai prezzi bassi del petrolio. Ma se con l’invasione della Crimea il sostegno salì alle stelle, questa volta l’operazione appare molto più difficile.

Fonte: Repubblica

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