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Roma. Poco più di 120.000 prime dosi in una settimana, nulla o quasi se comparate al ritmo delle terze dosi che viaggiano ormai stabilmente sopra le 160.000 al giorno. Portare nei centri vaccinali i 6,7 milioni di italiani che ancora resistono sembra un’impresa ormai davvero ardua ma è proprio dall’anatomia di questo zoccolo duro che viene fuori come proprio l’adozione del Green Pass a due velocità (tampone solo per andare al lavoro, vaccino o guarigione per tutto il resto) potrebbe essere l’arma vincente contro gli irriducibili.

A continuare a dire no al vaccino sono soprattutto i trentenni e i quarantenni (con oltre il 15% senza neanche una dose) ma anche gli studenti tra i 12 e i 19 anni, spesso condizionati da famiglie No Vax, dove uno su quattro è senza protezione. Dunque fasce d’età tra le più attive della popolazione che difficilmente si rassegneranno a rimanere tagliati fuori a tempo indeterminato dalla vita sociale.

«Io credo che in Italia la fascia vera di No Vax convinti non vada oltre il 2-3% della popolazione, molti di meno dell’attuale 15% di non vaccinati. Non arriveremo a convincerli tutti ma credo che il Green Pass a due velocità sia un efficacissimo strumento di nudging, ossia di induzione gentile nei confronti della maggior parte di loro — dice il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza —. Di certo, fasce così attive di popolazione non rinunceranno ad andare al ristorante, al cinema, al teatro, a fare sport, non costringeranno i loro figli a rimanere tagliati fuori dalla socialità con i loro compagni. Fino ad ora si erano convinti di poter andare avanti a forza di tamponi illudendosi che il 31 dicembre sarebbe decaduta l’obbligatorietà del Green Pass, senza capire che invece proprio il loro comportamento prolungherà la pandemia di mesi se non di anni. Per questo il Green Pass rafforzato, che esclude il tampone come requisito, è indispensabile, per mettere in sicurezza le persone in ambienti chiusi e per dare una spinta decisiva alle vaccinazioni».

Lo zoccolo duro dei No Vax, dunque: i quarantenni ne sono il cuore con 1,4 milioni senza neanche una dose, più del 15%. Sono quelli che preoccupano di più per il loro profilo: giovani quanto basta per sentirsi forti davanti ad un eventuale contagio e per ritenere lontana la probabilità di finire in terapia intensiva, lavoratori, con una vita sociale densa, sportivi, frequentatori di locali, viaggiatori, ma anche genitori di ragazzini che potrebbero già essere stati vaccinati e invece non lo sono e di bambini che ancor meno immunizzeranno quando arriverà l’ok dell’Aifa per i più piccoli. Gli oltre 1,1 milioni di ragazzi tra i 12 e i 19 anni non protetti (uno su quattro) sono una mina vagante nelle scuole ma anche in famiglia. E poi ci sono i trentenni, un milione ancora quelli senza vaccino (il 15 %) e i cinquantenni (il 12%). I più anziani, dai 60 in su, sono ormai nella stragrande maggioranza immunizzati e chi continua a dire “no” è comunque meno interessato alla vita sociale. Bravissimi i ventenni, i più vaccinati tra i coetanei europei, ben nove su dieci, giovani ma maggiorenni e autonomi quanto basta dai genitori per decidere di riprendere a vivere senza paura.

«Convincere il maggior numero possibile di non vaccinati è la scommessa che dobbiamo vincere, soprattutto con l’arrivo della variante Delta plus, ancora più contagiosa della Delta — dice Walter Ricciardi — Siamo tra i primi Paesi ad averla isolata anche se per fortuna i casi in Italia sono ancora pochi. In Gran Bretagna, dove è nata e dove continuano a sbagliare tutto, è già al 15-20% dei nuovi casi ed entro i prossimi due mesi sarà predominante. Per fortuna non sembra essere più pericolosa della Delta, ma più contagiosa sì. Ed è uno dei motivi per cui dobbiamo sganciare il Green Pass dai tamponi rapidi». I test antigenici, finora considerati un affidabile strumento di diagnosi, adesso vengono messi al bando dalla comunità scientifica. «La mutazione del virus — spiega Ricciardi — ha fatto sì che non possiamo più permetterci falsi negativi. Quando l’indice di contagiosità era tra 1 e 2 il rischio era basso, ora che con la Delta Plus ogni positivo ne contagia 8-9, come la varicella, non possiamo più permettercelo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Fonte: Repubblica

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