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LONDRA. Le speranze erano minime, e purtroppo ora c’è la conferma ufficiale. I resti umani ritrovati in un bosco del Kent, poco fuori Londra, sono quelli di Sarah Everard, 33 anni, brutalmente rapita e uccisa lo scorso 3 marzo nella zona di Clapham, nella parte meridionale della capitale, mentre tornava a casa dopo aver visto un’amica. E in Regno Unito è scattata la rabbia e l’indignazione di molte donne, famose e non, per questa tremenda tragedia e, più in generale, per le condizioni di ansia, terrore, violenze verbali e fisiche e le sistematiche limitazioni cui molto spesso le donne, oltremanica e non solo, devono sottostare nel corso della loro vita.

Ieri in Parlamento, tra le tante deputate che hanno parlato sul tema, Jess Phillips, giovane e sempre pugnace laburista, ha letto ad alta voce e per sei minuti le centinaia di donne uccise nel 2020 e nel 2021 in Regno Unito. Una dolorosa spoon River di femminicidi che ha ricordato il dramma, spesso invisibile o addirittura quotidiano, che molte subiscono. Sui social media sono centinaia le storie di disagio e soprusi confessate da donne inglesi dopo il caso Everard, svanita nel nulla intorno alle 21.30 del 3 marzo. Il principale sospettato resta Wayne Couzens, un poliziotto di 48 anni che negli ultimi anni ha lavorato nel cuore del potere inglese, ossia parte della sicurezza nel Parlamento di Westminster, a Downing Street e anche all’ingresso dell’ambasciata americana. Oggi è venuto fuori che il 28 febbraio Couzens avrebbe mostrato i suoi genitali alle persone vicine mentre faceva la fila per un takeaway al fast-food. Nessuno allora si allarmò né Couzens venne denunciato dai suoi colleghi e per questo ora potrebbe aprirsi un’inchiesta interna a Scotland Yard.

Domani, sabato, alle 18 a Londra ci sarà una veglia per Everard, proprio nel punto dove è scomparsa vicino alla stazione di Clapham Junction. Una manifestazione organizzata da diverse associazioni femminili e contro la violenza sulle donne. Si chiama “Reclaim these street”, ossia “riprendiamoci le nostre strade” e con esse la libertà di camminare in sicurezza. Il che ricorda la marcia “Reclaim the night”, ossia “Riprendiamoci la notte”, organizzata 40 anni fa quando imperversava lo “Squartatore dello Yorkshire”, Peter Sutcliffe, morto di recente. La polizia sinora non ha autorizzato la veglia di domani perché infrangerebbe le norme anti Covid. Ma la sensazione è che si farà in ogni caso e che gli agenti non potranno di certo disperderla dopo tanto shock e rabbia nella capitale e nel Paese. 

Anche la maggior parte dei principali quotidiani britannici da giorni sta facendo campagna di sensibilizzazione sui femminicidi e sulla violenza di cui sono vittime le donne in Regno Unito. Oggi il Guardian, per esempio, aveva un drammatico editoriale non firmato – dunque della direzione del giornale – dal titolo “Senza sicurezza per le donne, non ci potrà essere uguaglianza”. “Da quando è stata rapita e uccisa Everard”, scrive il quotidiano, “sei donne e una bambina sono state già ammazzate. Le violenze degli uomini sono tutt’altro che rare e le donne sono esauste”. Il Guardian cita dati atroci, come un ultimo sondaggio di UN Women UK per cui il 97% delle ragazze con età compresa tra 18 e 24 anni ammette di aver subito violenze verbali e/o fisiche almeno una volta nella loro vita, spesso sin dall’infanzia, ma quasi nessuna di loro ha mai denunciato. Violenze che molto spesso avvengono in casa, con in media due femminicidi a settimana in Inghilterra e Galles. “Non si può più andare avanti così”, conclude il Guardian, “bisogna cambiare, adesso”.

Fonte: Repubblica

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