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Il presidente della Transizione del Mali Bah N’Daw ed il primo ministro Moctar Ouane sono stati rilasciati dai militari golpisti che il 25 maggio li hanno deposti con la forza e detenuti nella base militare di Kati. I due leader, ora dimissionari, sono tornati a casa e starebbero bene.

Il responsabile del colpo di Stato, Assimi Goita,  dovrebbe ora assumere di fatto la presidenza della Transizione e rinunciare alla carica di vicepresidente che ricopriva finora. Ieri, dopo la riunione speciale tenuta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere della crisi in Mali, gli Stati Uniti hanno condannato la detenzione dei due leader. “Sosteniamo la dichiarazione congiunta della Cedeao (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) e dell’Unione africana del 24 maggio e stiamo lavorando a stretto contatto con il comitato locale di monitoraggio della Transizione e altri attori internazionali per ottenere il rilascio immediato e incondizionato dei detenuti e la ripresa della Transizione guidata dai civili”, ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato Usa Ned Price in una nota.

Goita ha giustificato il golpe sostenendo che la decisione è stata presa dai militari “a seguito di una crisi durata diversi mesi a livello nazionale” e dato che “il governo guidato da Ouane si è mostrato incapace di costituire un interlocutore affidabile, idoneo a garantire la fiducia dei partner sociali”. Nel processo di costituzione di un nuovo governo, definito pochi giorni prima del sequestro, si legge nella dichiarazione, “il primo ministro Ouane ha stabilito una lista di governo d’intesa con il presidente della Transizione senza consultarsi con il vicepresidente responsabile delle prerogative conferitegli dalla Carta”, vale a dire la nomina dei ministri della Difesa e della Sicurezza. “Un tale approccio testimonia una chiara volontà  del presidente della Transizione e del primo ministro di procedere verso una violazione della Carta, contrariamente al giuramento prestato durante la sua inaugurazione il 25 settembre 2020.

Nel tentativo di arginare la crisi, a Bamako è arrivato l’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan come mediatore della Cedeao.

Fonte: Repubblica

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