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230008730 87b97abf 5f8c 487a a0b0 fb031e694a09 - Medici da formare, patente d'immunità e anagrafe nazionale. I nodi da sciogliere

Il passaporto

Il Parlamento pronto a discuterne

Un patentino per poter tornare prima possibile alla vita normale potrebbe essere un ottimo strumento di persuasione per una campagna di vaccinazione che il governo spera molto partecipata senza dover ricorrere all’obbligo se i numeri dell’adesione, dopo i primi mesi, non dovessero essere all’altezza delle aspettative. È un’ipotesi seria, ipotizzata in molti Paesi come condizione per poter salire su un aereo innanzitutto, che raccoglie molto favore anche tra i governatori che ne hanno discusso in conferenza delle Regioni. Dallo sport amatoriale ai viaggi, dall’accesso in palestra o a una spa, ai convegni potrebbe essere richiesto un certificato vaccinale che potrebbe consentire di riaprire prima molte attività garantendo accessi covid free anche se inevitabilmente penalizzerebbe buona parte della popolazione che, per età o per categorie, non potrà accedere al vaccino prima della fine dell’anno e che di certo fruisce di servizi e attività più degli anziani. Il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, Agostino Miozzo, alla luce della richiesta delle Regioni, presuppone una discussione del Parlamento sul tema. A favorire l’esibizione del certificato potrebbe essere una app già annunciata nell’ambito del Piano vaccini. La stessa che consentirebbe — per esempio — di prenotare la somministrazione, fissare l’appuntamento e mettersi in lista per il giorno e il luogo in cui si avrà la dose e il successivo richiamo. Un’intenzione già annunciata da alcune compagnie aeree e accolta con favore dagli operatori turistici e alberghieri.

Il bollettino

Prevista una piattaforma per tracciare le dosi e quanti le ricevono

Il governo renderà pubblici quotidianamente i dati sulle vaccinazioni effettuate. Andranno ad aggiungersi al bollettino quotidiano della Protezione civile. La prima fornitura simbolica di dosi ricevute dall’Italia, 9.750, è stata utilizzata quasi per intero. A ieri sera erano 8.361 le persone vaccinate. Qualche regione completerà entro oggi il primo cronoprogramma in attesa di cominciare, domani, la prima vera tranche di immunizzazioni con le 470.000 dosi di Pfizer che sono state consegnate ieri a tarda sera.
Trasparenza sull’andamento della campagna di vaccinazione è stata chiesta ieri da più parti da diversi esponenti politici, da Matteo Renzi a Giorgia Meloni. E una richiesta è stata presentata al governo dalla Fondazione Luigi Einaudi che già questa estate, dopo essersi vista opporre il rifiuto all’accesso agli atti, pubblicò sul suo sito tutti i verbali del Comitato tecnico scientifico, avendo vinto il ricorso al Tar. «Se saremo costretti seguiremo la stessa strada — dice il presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto — Abbiamo già cominciato a pubblicare i dati dei vaccinati in Germania grazie al bollettino dell’istituto Robert Koch. Speriamo che non ci sia bisogno di adire anche questa volta le vie legali. Chiediamo che il governo renda pubblico il dato quotidiano dei vaccini per valutare l’andamento della campagna e se ci sono differenze con gli altri Paesi». Nei prossimi giorni dovrebbe intanto entrare in funzione anche la piattaforma realizzata con la collaborazione di Eni e Poste sulla tracciabilità dei vaccini, dal loro arrivo alla redistribuzione negli hub regionali prima e ai centri di vaccinazione poi fino all’inoculazione alla popolazione.

Il personale

Corsa ad arruolare 15.000 operatori

Da domani si comincia a fare sul serio. Ogni Regione sarà chiamata a vaccinare prima centinaia, poi migliaia di persone. Ma il sistema reggerà? È uno dei punti critici del piano strategico messo a punto dal ministero della Salute per le carenze croniche di personale innanzitutto e di strutture adeguate poi. «Il piano ha indicato chiaramente tutti i punti da realizzare e io sono fiducioso ma non bisogna fare passi falsi e occorre dedicare tutte le risorse che abbiamo per raggiungere almeno il 70 per cento della popolazione. L’importante è riuscire ad attuare tutto soprattutto sulla medicina del territorio il cui valore strategico è stato per molti anni dimenticato e che adesso è del tutto inadeguato a sostenere la più grande campagna di vaccinazione di tutti i tempi», dice Roberto Ierace, referente del gruppo strategico vaccinale della Regione Lazio. Si punta sui 3.000 medici e sui 12.000 infermieri che la manifestazione di interesse pubblicata dal commissario per l’emergenza dovrebbe arruolare per andare a rinforzare i ruoli di chi le vaccinazioni dovrà effettuare e che dovrà essere formato.
«L’Istituto superiore di sanità ha già dato delle indicazioni, ma la pratica vaccinale è complessa e raffinata — continua Ierace — e non si tratta solo di tecnica ma anche di sviluppare una capacità di comunicazione. Il vaccinatore deve essere una sorta di influencer, deve sapere rispondere alle ansie delle persone. Occorre subito approntare centri vaccinali di massa. Ora utilizziamo gli ospedali ma dovremo ricorrere a strutture territoriali che non sono in grado di impattare questa massa enorme di

 

Fonte: Repubblica

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