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A tre giorni dalll’assassinio di Young Dolph, la polizia di Memphis ha diffuso le foto degli autori dell’omicidio. Sono fermo immagine tratti dal video di una telecamera di sorveglianza posta all’esterno di Makeda’s, la biscotteria al cui interno il rapper è stato freddato. Due uomini, non uno come si credeva inizialmente. Entrambi col volto nascosto dalla mascherina anti-Covid. Uno ha il capo coperto dal cappuccio di una felpa nera e imbraccia un’arma automatica. Anche l’altro indossa una felpa nera ma calcato sulla testa ha un cappellino ugualmente scuro e impugna una pistola. Entrambi indossano pantaloni sportivi grigi. Stessi colori, visti in azione danno l’idea di un commando in divisa, sceso da una Mercedes bianca a due porte per portare a termine la sua missione di morte.

“Guardate queste foto. Chiunque abbia informazioni ci contatti”, l’invito della polizia. Al momento nulla trapela su un possibile movente e la stessa polizia si è affrettata a smentire un collegamento tra l’arresto di tre giovani afroamericani coinvolti in un’altra sparatoria e l’esecuzione di Young Dolph. Sui social, invece, sembrano esserci pochi dubbi sulla matrice del crimine: l’assassinio è maturato nell’ambiente del gangsta-rap, con tanto di accostamenti e somiglianze tra le due figure immortalate nei frame e sospetti rivali di Young Dolph. Mentre un’ondata di dubbi travolge anche il suo autista per un possibile ruolo nell’omicidio: mentre i due liller agivano ignorandolo, lui è rimasto in auto ed è scampato alla morte.

031832068 27cdf6cd f41d 422e bd2a 0bc7f6cbd992 - Memphis, i due killer del rapper Young Dolph ripresi dalla videosorveglianza
(reuters)

Nel frattempo, per i familiari e gli amici del rapper è il momento del cordoglio e del ricordo. Per assecondare quello che a posteriori si è rivelato essere l’ultimo desiderio di Young Dolph, alcuni dei suoi collaboratori più stretti hanno rinnovato un rituale che l’artista, profondamente impegnato in azioni di beneficenza a favore della comunità della sua Memphis, portava avanti da quando il successo glielo aveva permesso: distribuire centinaia di tacchini per il Giorno del Ringraziamento. Anche senza Young Dolph, ma con tante telecamere e reporter al seguito come prima non se ne erano mai visti, la scena si è ripetuta alla chesa battista di St. James Missionary, nel sobborgo di Castalia. In sottofondo, all’esterno della chiesa, la musica di Young Dolph. Bee Bee Jones, impiegato della Paper Route Empire, l’etichetta fondata dal rapper: “Dolph era venuto dal nulla. Certamente è quello che avrebbe voluto che faccesino oggi: continuare a donare, assicurarci che ognuno avesse il suo tacchino”.

La morte di Young Dolph, 36 anni, artista, marito e padre, ha scosso profondamente Memphis e riacceso il dibattito sull’altissimo livello di violenza criminale che da tempo colpisce la comunità. I numeri dicono tutto: soltanto nel 2021 si sono contati 255 omicidi, superati i 244 dell’anno precedente. Gli eventi più estremi, a cui fanno da corollario le migliaia di incidenti riconducibili alla facile circolazione delle armi. Leader di associazioni, autorità comunali, scolastiche e religiose, tutti si interrogano su dove intervenire per curare quella che la dottoressa Michelle Taylor, direttrice del dipartimento di salute pubblica della Contea di Shelby, ha definito “un’altra epidemia. Per spezzare questo circolo vizioso di assassii e conseguenti vendette dobbiamo curare il trauma generazionale che ha fatto emergere questa violenza”. Le fa eco il reverendo Jason Lawrence Turner, pastore della centenaria Chiesa Cristiana di Mississippi Boulevard: “Non tutto può essere demandato alle forze dell’ordine. Loro intervengono quando un crimine è ormai commesso. Tutti dobbiamo invece sentirci responsabili affinché quel crimine non sia più commesso”. Fonte: Repubblica

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