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ROMA – Piccoli ambasciatori crescono. Studiano, negoziano, combattono, difendono il loro Paese, la loro famiglia. Diffondono il nome dell’Italia. Non ce ne eravamo accorti, i più distratti continuavano a credere che la diplomazia fosse ancora tutta una carriera popolata da figli di papà, da nobili decaduti. Amanti del tennis e dei cocktail, trafficanti di influenze politiche varie. È stato così, molti sono ancora così. “Ma poi arriva Luca Attanasio, e vi accorgete che qualcosa da tempo è cambiata. Sorpresa!”, dice uno di loro.

Edoardo Pucci, 48 anni, in carriera dal 2002, ha già avuto tempo per essere ambasciatore proprio in Congo dal 2004 al 2008. Oggi è ambasciatore in Salvador. “Il Congo è un continente, sette volte e mezzo l’Italia. Da Kinshasa al Kivu c’è la stessa distanza fra Lisbona e Vienna. E tu ambasciatore devi esserci, devi andare, devi parlare con i cooperanti che sono le nostre vedette, il simbolo dell’amore dell’Italia per il mondo. Devi parlare con i missionari. Perché in uno stato africano, in uno stato debole, in crisi un piccolo ambasciatore fa la differenza, e per farla devi essere sul campo, proprio come diceva Luca Attanasio”.

In Salvador Pucci dice che ha avuto una conferma definitiva: “La Cooperazione incide per dare sviluppo al paese, per ridurre le differenze, le ingiustizie. E questo i popoli lo sentono, e rispondono con rispetto per un paese come l’Italia che non dà lezioni”.

Stefano Stucci, 46 anni, è il console generale a Gedda, in Arabia Saudita, la capitale d’estate del regno dei Saud, la città in cui la corte si trasferisce d’estate. È già stato il numero 2 in Giordania e il numero 2 a Sarajevo. L’area di Gedda è piena zeppa di italiani che lavorano per ditte di ogni genere in un paese difficile, che soltanto adesso si sta aprendo a uno stile di vita meno oppressivo. Ma è anche un’area vicina alla guerra nello Yemen.

L’11 novembre del 2020 Stucci partecipava a una cerimonia in un cimitero in cui sono soldati francesi e inglesi della Prima guerra mondiale. Un gruppo di terroristi contrari ai Saud lanciò delle bombe, lui è stato ferito da una scheggia a una gamba. “Nulla di grave, è stata una sorpresa dolorosa, ma succede: io continuo il mio lavoro”.

Stucci difende sia gli italiani delle industrie e del commercio che i 100 ricercatori che sono al lavoro poco fuori Gedda nella “King Abdallah University for Science”, un cluster di eccellenza italiana nella ricerca. “La nostra è una missione totale, ma prima sfida è sempre far capire rapidamente agli italiani dove sono, quali sono le diversità del sistema, per inserirsi meglio. Una sfida sempre dolorosa è aiutare le coppie italo-saudite in crisi nella gestione dei figli, considerando anche la differenza della legge italiana da quella saudita”.

Yara Romanova, 35 anni, è nata in Ucraina da una famiglia russa. Ha la cittadinanza italiana dal 2003, è in carriera dal 2013 e oggi è consigliere per la stampa e la cultura a Teheran. E siccome la cultura è il fiore che l’Italia offre ogni giorno all’Iran, il suo lavoro è centrale. “In questo ormai la comunicazione sui social, su Facebook, sui vari canali dell’ambasciata è irrinunciabile: facciamo eventi che vogliamo offrire al paese che ci ospita per farci conoscere meglio”.

L’Iran è un paese difficile per le donne, “ma tutti capiscono e sanno che il ruolo concreto della donna in Iran è molto più solido e potente di quanto appaia”. Per cui una ragazza russa diventata diplomatica italiana bussa ai ministeri, alle redazioni dei giornali, ai musei, alle gallerie d’arte, “consegno ogni giorno il mio pezzo d’Italia”.

Elettra Verrone, 36 anni, console a Tunisi. Anche lei non vorrebbe parlare di sé, ma solo del lavoro. “Alla fine, non trovo un’altra parola in italiano, anche se vorrei abbassare il tono, che è missione. Non a caso il nostro ambasciatore è il “capo-missione” e tutto ruota intorno a un impegno totale, continuo, ma esaltante”.

Il console a Tunisi è un console di frontiera fra Italia/Europa e Tunisia/Africa. Le dispute familiari, fra padri e madri per i figli, sono accese da mille differenze, “e noi le vediamo tutti e cerchiamo di comporle per i figli”.

Il console gioca da avvocato, qualcuno chiede sia un giudice minorile, ma è anche un assistente sociale. “In Tunisia ci sono molti pensionati che vengono per i vantaggi fiscali, ma anche persone che non hanno più assistenza dall’Italia: noi, l’ambasciata, tutti i colleghi, siamo impegnati anche in questo”.

È “una vita sul campo”, dice la giovane console, una vita in prima linea. Tutti lo dicono, “non puoi rimanere chiuso in ufficio, non puoi rimanere dietro la scrivania”. Luca Attanasio lo faceva, la sua vita l’ha donata sul campo.

  Fonte: Repubblica

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