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233810849 c717b86d 1f48 4ec2 92fa 8fd1394ece07 - Morte a un passo dal cielo: cade la funivia, 14 vittime

Dal bosco esce un uomo, è vecchio ma corre tra le felci a precipizio, e scende verso la strada, sembra matto, ha una faccia terribile e intanto dice «è caduta la funivia», dice anche «c’è tanto sangue», urla «sono tanti morti!», bestemmia al cielo, sparisce nella curva appoggiandosi al bastone.

Sopra, nel bosco alto, si sente forte l’odore degli abeti strappati dallo schianto, e del sangue. Scendono due ragazzi sulle loro mountain bike, scappano veloci, «è caduta la funivia, il cavo di acciaio ci ha sfiorati», hanno gli occhi sbarrati, chissà se vedono bene la discesa da fare. Non potranno dimenticare la domenica tremenda che è stata, una gita sul Mottarone, tempo buono, cielo blu e le nuvole bianche, una vista stupenda sul lago Maggiore e le isole Borromee, e là c’è il Monte Rosa. Però, non bisogna abbassare lo sguardo.

Lì sotto c’è il guscio schiacciato — rosso e bianco — di una cabina della funivia Stresa-Mottarone, in venti minuti sali lentamente verso i quasi 1.500 metri della cima, pranzi all’aperto in uno dei tre baretti, prendi il sole, ti godi la giornata di libertà, dopo tanto lockdown. Il gruppo dei quindici — famiglie, coppie, bambini — saliti con la corsa delle 12 non è tornato indietro, quattordici i cadaveri, una piccola processione di due camion della Protezione civile, più un carro funebre, che alle 18,30 è scesa scortata dalle auto della polizia, verso l’obitorio dell’ospedale di Stresa.

«Un cavo si è staccato. Non sappiamo perché», dice il tenente colonnello Santacroce, quando scende anche lui verso il basso, oltrepassa lo sbarramento della casetta dove si paga il pedaggio per entrare nel parco, neanche lui ha una faccia normale. Ha ceduto il cavo trainante, i due portanti sembrano intatti. La cabina si è sganciata, è caduta da un’altezza di forse 10 metri, è rotolata verso valle, si è ribaltata più volte, poi è stata frenata da due grossi abeti. La lamiera ha tranciato e dilaniato i corpi, i vetri dei finestrini hanno strappato la carne, alcuni sono stati trovati lontani, nel bosco, proiettati a molti metri di distanza dal punto di impatto, sulla pista di terra nuda che passa sotto il percorso della funivia.

Con la voce che trema, una donna bionda racconta di aver sentito «un boato pazzesco, poi qualcosa che rotolava, e un’altra botta pazzesca». Poi, «un grande silenzio». Al maneggio che c’è ad Alpino, fermata intermedia nella salita verso la cima, il cavo ha sferzato e abbattuto una delle recinzioni dei cavalli e degli asini. Una frustata, ma d’acciaio, e un escursionista ingegnere, anche lui a spasso nei boschi, si china nell’erba a guardare la fune metallica, «sembra nuova, è bella blu», come nuova. Ma non ha tenuto. Si è sganciata, o spezzata, a un certo punto circola anche la voce di un fulmine che nella notte si sarebbe scaricato proprio sui cavi.

«Per sapere la verità bisognerà fare accertamenti tecnici», spiega la procuratrice della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, appena scesa dalla montagna. E la cosa più triste è che «mancavano pochi metri all’arrivo, la cabina aveva quasi terminato la corsa. È molto triste, aggiunge dolore. Le vittime sono famiglie, completamente distrutte». Quattordici morti, il solo sopravvissuto è quel bambino di 5 anni portato con l’elicottero al Regina Margherita di Torino. C’era un altro bambino, sullo stesso volo, ma è morto in ospedale.

C’è un testimone oculare, perché dei circa trecento tra gitanti, ciclisti e motociclisti ed escursionisti che erano già in vetta, nessuno era così vicino a quell’ultimo pilone: «Io ho la casa proprio accanto alla stazione di arrivo, e ho visto tutto. Ero in giardino, ho sentito uno schiocco. La cabina stava entrando nella stazione, ma poi è tornata indietro. È arrivata, ed è tornata indietro. Ho pensato che fosse caduta lì sotto, sono sceso per vedere se qualcuno aveva bisogno», ma a quel punto il signor Paolo Pobbiati si è reso conto «che era caduta molto più lontano». E «ho anche pensato di essermi sbagliato, poi sono sceso lungo il sentiero, ho seguito il cavo, ho visto». Un ferito era schiacciato, «bloccato nella cabina, ma nonostante i soccorsi non ce l’ha fatta». Poi c’erano due bambini, uno piangeva forte, «li hanno curati, poi l’elicottero li ha portati via».

Un altro bambino è stato trovato ormai morto, ma non c’erano più bare, allora l’hanno messo in quella della mamma. Intanto, volavano gli elicotteri, e salivano verso il Mottarone i primi vigili del fuoco, una corsa disperata nella speranza di trovare i vivi, oltre che i morti. Un pick up dei vigili ha sbagliato una curva e si è ribaltato, nessuno si è fatto male, solo lo sconforto di non riuscire ad arrivare in tempo. Gli uomini del soccorso alpino, quelli della Protezione civile, la polizia. E alcuni degli addetti alla funivia, nei loro pullover rossi, a cercare di capire cosa poteva essere successo, lassù. E la sindaca di Stresa, Marcella Severino, sotto shock per la scena «devastante» che ha appena visto. Come tutti, pensa che «stiamo pensando di stare più all’aperto per uscire da questo brutto periodo che stiamo vivendo. Invece c’è il fatale destino, una disgrazia».

Che sia una disgrazia, è certo. Il destino è un’altra cosa, soprattutto se si accertassero delle responsabilità. L’indagine aperta è per omicidio colposo plurimo, e lesioni, per il bambino sopravvissuto. Secondo la sindaca l’impianto era aperto da qualche settimana, forse dal weekend del 24 aprile, anche se funzionava solo nei fine settimana. «Quattro anni fa aveva avuto un pesante intervento di restauro». La funivia è sua, cioè di proprietà del Comune, in gestione a una società privata. L’amministratore delegato è stato tra i primi ad essere interrogato dai carabinieri, in serata. L’avvocato della società, Pasquale Pantano: «I controlli, le verifiche… erano tutte a posto. Poi quel che è accaduto è tutto da verificare». Naturalmente, l’intero impianto è stato messo sotto sequestro. Naturalmente, la notizia dell’incidente ha richiamato una folla di curiosi che ha cercato di salire sul Mottarone per vedere. Una folla scendeva terrorizzata, un’altra voleva vedere qualcosa, anche a costo di farsi solo un selfie davanti al posto di blocco della polizia, e poi tutti a casa a vedere la televisione. E venerdì prossimo sul Mottarone salirà il Giro d’Italia, perciò hanno appena riasfaltato la strada.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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