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034636439 6a20d635 ef23 4d69 9e2d 3695f6790347 - Myanmar: oltre 500 morti nella repressione seguita al colpo di stato del 1 febbraio

Più di 500 persone sono state uccise nella violenta repressione seguita al colpo di stato del 1 febbraio in Myanmar. Lo afferma un gruppo di monitoraggio locale.

L’Associazione di assistenza per i prigionieri politici ha detto di aver confermato un totale di 510 morti civili, ma ha avvertito che il vero bilancio è probabilmente molto pù alto.

Secondo l’Associazione di assistenza per i prigionieri politici, tra le vittime figurano anche bambini e insegnanti. Il gruppo denuncia il rogo di 60 abitazioni lo scorso 27 marzo nella municipalità di PyiGyi Dagun, a Mandalay, con le forze armate che hanno anche aperto il fuoco sui residenti di altri quartieri vicini che tentavano di prestare soccorso. Secondo i media locali ieri, 29 marzo, le forze armate hanno effettuato attacchi aerei contro insediamenti di minoranze etniche nello Stato di Kayin, spingendo circa 3mila persone a fuggire oltre il confine con la vicina Thailandia. Al 28 marzo risultano essere state arrestate 2.559 persone, solo 37 delle quali ufficialmente incriminate.

Le violenze sono proseguite anche nella giornata di oggi, con una persona uccisa e due ferite nell’area di Thaketa, a Yangon, principale citta’ del Paese. L’agenzia di stampa “Myanmar Now” riferisce anche di due giornalisti colpiti da proiettili di gomma e successivamente arrestati durante una manifestazione anti-golpista a Myitkyina, nella provincia di Kachin.

I titolari di due importanti agenzie delle Nazioni Unite sui diritti umani hanno lanciato l’allarme sulla situazione in Myanmar dopo le violenze di sabato. In una nota congiunta, l’Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, e il consigliere speciale per la prevenzione del genocidio, Alice Wairimu Nderitu, hanno condannato “con forza” le diverse violazioni dei diritti umani perpetrate dalla presa di potere del governo e i “sistematici attacchi letali” condotti dai militari birmani nei confronti di manifestanti pacifici. Bachelet e Nderitu hanno invitato i militari a “porre immediatamente fine all’uccisione proprio delle persone che avrebbero il dovere di servire e proteggere”. Nella giornata di sabato, 28 marzo si sono contate almeno 107 vittime civili di cui sette erano bambini, ricorda la nota parlando di centinaia di altre persone ferite e di altri arresti sferrati in contemporanea in oltre 40 localita’ del paese.

“Le azioni vergognose, codarde e brutali dei militari e della polizia – che sono state filmate mentre sparavano ai manifestanti mentre fuggivano e che non hanno nemmeno risparmiato i bambini piccoli – devono essere fermate immediatamente. La comunita’ internazionale ha la responsabilita’ di proteggere il popolo del Myanmar dagli atroci crimini commessi”, hanno detto Bachelet e Nderitu. I funzionari onusiani hanno esortato tutte le parti – compresi i funzionari disertori, la polizia e gli ufficiali militari – a cooperare con i meccanismi internazionali nella lotta contro l’impunita’ nel paese: la Corte penale internazionale (Cpi) e il meccanismo investigativo indipendente del Consiglio per i diritti umani per il Myanmar. La situazione in atto, si legge ancora nella nota congiunta, “ha inoltre messo ulteriormente a rischio le minoranze etniche e religiose gia’ vulnerabili in Myanmar, compresi i Rohingya”.

Fonte: Repubblica

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