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Santarcangelo di Romagna (Rimini) –  Non si balla, perché non c’è l’orchestra e non c’è neanche la gente. La pista è nascosta da scatoloni e tavoli accatastati, le sedie sono impilate qua e là. E non ci sono nemmeno i ballerini, così che il signor Pecci si ritrova solo, a mimare una danza che forse sente nelle orecchie, ma la sente solo lui. Per fare delle foto, bisogna chiamare la cuoca Monica, che arriva con le mani bagnate e si mette in posa, poi scappa a cucinare la cena, qui al centro sociale Achille Franchini, chirurgo e socialista. E poi manca quel respiro collettivo, sul ritmo del tum-pa-pà, che per usare una parola grossa, è l’anima di questi posti.

Causa pandemia, non si balla da nessuna parte, ma in Romagna le balere chiuse fanno male a un territorio intero, e “da noi il liscio è comunità”, spiega la sindaca di Santarcangelo. Alice Parma, 33 anni, ne aveva ventisei quando è stata eletta con il Pd, poi riconfermata quasi per acclamazione. Maestra di liscio, nel senso che sa tutto e conosce tutti perché “da bambina accompagnavo mia nonna alla Sirenetta. Lei ballava e io la guardavo”. Dopo ha imparato anche lei, anche se la Sirenetta non c’è più e le due balere cittadine sono chiuse per pandemia, chissà quando riapriranno, e se. Sbarrato l’Odeon Club, un posto dove si sono esibiti Patty Pravo, Raffaella Carrà, Renato Zero, per dire il livello del locale. E il meglio delle orchestre di liscio, ma adesso il piazzale è pieno di erbacce secche, i vetri impolverati, qualcuno ricorda con rimpianto i divanetti a fiori e l’atmosfera anni Settanta, autentica. Niente è cambiato da allora, nel frattempo i Settanta sono tornati di moda. Chiusa anche la pista del Dancing Tre Stelle, sulla strada che porta a Rimini. Molti gli orfani su queste strade, nell’anno in cui se ne è andato anche Raoul Casadei, nipote del capostipite Secondo e padre di Mirko, il Casadei dei giorni nostri.

135418011 2f1d248b 789b 4efa 974a c47b0d171a0f - Niente liscio e luci spente: viaggio nella Romagna che aspetta di tornare nelle balere
Nella foto Giorgio Pecci e una signora posano nella sala da ballo del Centro Sociale Anziani Achille Franchini (agf)

Ferme le orchestre, che vivono del pubblico in sala, delle coppie che si formano e si disfano al bordo della pista di una balera o di una festa dell’Unità. Neanche la vampata degli Extraliscio, con la loro performance al festival di Sanremo, è servita a far ripartire il giro. Ivan Bolognesi, clarinetto e sax della Storia di Romagna: “Noi suoniamo per passione e per hobby, ma i professionisti non so come facciano. Non si fanno più contratti, l’anno scorso abbiamo fatto sei serate, cosiddette di ascolto: suoniamo, ma la gente deve restare seduta. Questa estate ne ho fissate tre”. La sua orchestra – otto elementi, in completo e cravatta rossi – esegue il “liscio puro romagnolo. Valzer, polche, mazurche. La tradizione vera. Ma so che non sarà più un genere di massa”. C’è stato un tempo in cui si chiudevano i paesi, al passaggio di certe orchestre, che scendevano dai loro pulmini colorati, le giacche scintillanti di lamè. La gente arrivava per tempo, facevano la coda per avvicinarsi un po’ di più alla musica.

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La sindaca di Santarcangelo di Romagna, Alice Parma (agf)

“Secondo ha costruito un genere, Raoul ci ha inserito il pop. Mirko ha deciso che il liscio si contamina, con il rap, il rock”, spiega la sindaca. “Il genere non è morto, anzi. Gli Extraliscio hanno tenuto alta la bandiera in luoghi inconsueti, come i locali, i bar. E negli ultimi 10 anni c’è stata una crisi del sistema di intrattenimento al chiuso. Già prima della pandemia si ballava sulle piazze, sulle aie delle aziende agricole…”, e il Festival di Santarcangelo quest’anno accoglie il liscio, quattro serate in cui – forse – si ballerà persino. Un omaggio a Raoul, che su questa piazza Ganganelli aveva festeggiato gli ottanta con una grande serata, da parte di un festival che ha sempre guardato avanti, presentato le avanguardie, contaminato i generi. Tiziano Corbelli, promotore culturale, e specialista di emozioni: “Le radici vanno tramandate, il dialetto, la famiglia, le cascine. Da noi sono valori”. Sulla strada che divide Gatteo da Cesenatico, due sue “luminarie parlanti”: “Romagna mia” e “Romagna capitale”, la prima è più dell’inno nazionale, “quando pronunci quelle due parole, la bocca ti si allarga in un sorriso”, dice la sindaca.

Intanto, al centro sociale Franchini si gioca a briscola. Primo è uno di quelli che aveva sempre la fila davanti, perché balla molto bene e poi “gli iscritti sono settecento, 450 donne, 250 uomini. Logico che un buon ballerino abbia molte ‘pretendenti'”, spiega il presidente Giorgio Pecci. Racconta anche che il liscio è così sociale che “ultimamente abbiamo anche due nuove coppie nella vita: una sopra i 75 anni, l’altra sopra gli ottanta. E funzionano”. Mostra la pista esterna, “vede queste mattonelle? 40 euro al metro quadro, ma ne vale la pena. Perché la pista deve essere scivolosa il giusto, altrimenti non si riesce a prillare“. Qui ci stavano 50 coppie, più l’orchestra. E per fortuna ci sono anche dei giovani (e anche alcuni bambini, dai 4 anni in su) che si iscrivono alle scuole, non fosse perché il ballo tiene in forma, “e provi con il valzer, vedrà com’è faticoso”. Avendo la musica dal vivo, però. “Purtroppo siamo considerati nella categoria ‘spettacolo viaggiante’, come i circhi”, dice Ivan Bolognesi. Sotto i portici passa la poetessa Annalisa Teodorani, l’ultima di una dinastia di artisti (uno per tutti, Tonino Guerra) che scrivono in dialetto romagnolo. “Ma che problema c’è, a fare le balere all’aperto?”. Infatti, che problema c’è.

Fonte: Repubblica

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