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220543314 f639c9aa 0e28 4550 82c5 26fcc67d4efa - “Niente zona gialla fino al 1° maggio” Nel governo è scontro sui divieti

A scuola fino alla prima media anche se la Regione è rossa. Mentre sette Regioni e una Provincia si avviano a restare nello scenario con più restrizioni almeno fino al 12 di aprile, il governo discute delle misure del nuovo dpcm, che sarà adottato tra lunedì e mercoledì prossimi. La riapertura delle aule per i più piccoli sembra ormai decisa, mentre la discussione più animata riguarda la possibilità di confermare il blocco delle zone gialle. Di certo, l’opzione di un arancione nazionale come base minima per l’intero territorio è un’ipotesi sul tavolo. Pd, cinquestelle e il ministro alla Salute Roberto Speranza vorrebbero portare avanti il blocco del giallo fino all’inizio di maggio, mentre la Lega e Forza Italia sarebbe per reintrodurre quel colore il prima possibile. Palazzo Chigi si farà guidare dai numeri del contagio. Che, per adesso, non sono buoni, come ha ribadito martedì il Cts al presidente del consiglio Mario Draghi e come dicono i dati di ieri. Se miglioreranno, il giallo potrà tornare prima, altrimenti ci sarà da aspettare. E gli unici colori ammessi saranno il rosso e l’arancione, oltre al bianco. Intanto è scontato che l’apertura di cinema, teatri, ipotizzata per il 27 marzo, slitterà.

Al momento non ci sono molte realtà locali che hanno numeri da zona gialla. Anzi. Sette Regioni e una Provincia, resteranno in zona rossa almeno fino alla settimana dopo Pasqua, cioè fino a lunedì 12 di aprile. Tra queste c’è la Val D’Aosta, che da lunedì entrerà nello scenario con più restrizioni. Le altre e cioè il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, la Provincia di Trento, le Marche, la Lombardia e la Puglia sono già rosse. Nello stesso colore c’è anche il Veneto, che è in bilico. Solo oggi si capirà se potrà tornare in arancione prima, cioè da dopo Pasquetta o se avrà lo stesso destino degli altri. Sempre lunedì 29 il Lazio invece passerà in arancione.

Con l’Rt che sta un po’ migliorando in tutto il Paese, è l’incidenza a determinare i destini delle realtà locali. Nell’ultimo dpcm  è previsto che quando i casi settimanali sono più di 250 per 100mila abitanti scatta la zona rossa. E nei provvedimenti precedenti si specificava che è necessario restare in questa condizione per 14 giorni prima di poter passare in arancione, sempre che per due monitoraggi consecutivi della Cabina di regia (che si svolgono il venerdì) la Regione o la Provincia abbia dati compatibili con lo scenario con meno restrizioni. La settimana che sarà presa in considerazione domani per il calcolo va dal 19 marzo ad oggi. Ma valutando la tendenza delle varie Regioni si può già dire con un basso rischio di errore chi è in uno scenario rosso e ha quindi davanti almeno due settimane di questo colore. Se poi in una o più Regioni i numeri non dovessero essere buoni nemmeno il venerdì prima di Pasqua, il rientro all’arancione slitterà di un’altra settimana e così via.

Già ieri, in base ai dati sull’incidenza a 6 giorni, Friuli, Emilia e Piemonte avevano più di 250 casi per 100mila abitanti. Trento, Marche, Val d’Aosta, Lombardia e Puglia erano poco sotto, certamente con i casi di oggi supereranno la soglia posta dal governo. Poi c’è il Veneto, che con i nuovi contagi di oggi potrebbe toccare proprio i 250. Se resterà sotto la soglia e anche la prossima settimana avrà dati compatibili con l’arancione, da dopo Pasqua potrà entrare in questo scenario. Altrimenti sarà nella stessa condizione delle altre. A rischiare è anche la Toscana, oggi arancione, che però negli ultimi due giorni ha avuto una riduzione di casi che sembra allontanare l’ipotesi del cambio di colore. Ma non sono escluse sorprese.
Il secondo spostamento sarà quello del Lazio. L’Rt, che dovrà essere confermato domani dalla Cabina di regia, è vicino a 1, ben distante dall’1,25 che porta in rosso. Sull’incidenza la Regione non ha problemi, visti i numeri abbastanza bassi. Può sperare di riaprire le scuole a partire da lunedì prossimo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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