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Natale insanguinato in Nigeria. Nel nord-est del Paese, nel giorno della vigilia, i terroristi di Boko Haram hanno lanciato due attacchi uccidendo almeno 12 persone e sequestrandone 7, tra cui un prete. La dinamica dell’assalto dei nemici giurati del governo di Abuja è sempre la stessa: arrivano sparando in aria a bordo di motociclette e mezzi pesanti e uccidono a caso seminando morte e distruzione. A niente è servita l’allerta delle autorità a inizio dicembre. Sono loro i padroni dell’estremo Nord nigeriano, nonostante le rassicurazioni del presidente Muhammadu Buhari: “La minaccia jihadista è sotto controllo”.

Nel villaggio di Pemi, Stato del Borno, i jihadisti del gruppo islamista guidato dal leader Abubakar Shekau, sono arrivati alle 17.30, quando gli abitanti, per la maggior parte cristiani, si stavano preparando per le celebrazioni della vigilia. Sono arrivati dirigendosi subito verso la chiesa. Hanno ucciso 11 persone e se ne sono portate via 7. Dopo aver appiccato il fuoco alla chiesa, hanno incendiato macchine, abitazioni e saccheggiato scorte di cibo che dovevano essere distribuite ai residenti per il Natale.

L’esercito è arrivato due ore dopo, alle 20, quando ormai era tutto finito. Pemi si trova a 17 chilometri da Chibok, la città delle studentesse rapite sei anni fa, e quartier generale dell’esercito nigeriano del Borno. Forse la distanza non ha aiutato, dicono i testimoni. “Dal 2018, quasi ogni due settimane, Boko Haram attacca i villaggi di Chibok, uccidendo e rapendo”, ha detto alla Cnn il leader della comunità locale.

L’altro attacco della vigilia è avvenuto contro la comunità cristiana di Garkida, nello Stato di Adamawa, dove sono state saccheggiate scorte di cibo e medicinali e appiccato il fuoco alle abitazioni. Non ci sono state vittime. È dall’inizio di ottobre che il Nord-Est della Nigeria assiste indifeso ad attacchi e rapimenti quotidiani rivendicati da Boko Haram e dall’Iswap, fazione jihadista dell’Africa occidentale fedele allo Stato islamico. Ma solo nella settimana prima di Natale, sono più di 12 le vittime e 50 i sequestrati. I bersagli dei terroristi sono quasi sempre gli stessi: chiese e scuole. Boko Haram significa letteralmente “l’istruzione occidentale è peccato” e il takfir è la loro dottrina: far fuori tutti i miscredenti.

Sono dieci anni che la popolazione della Nigeria nordorientale vive nel terrore ogni singolo giorno. Almeno 36 mila persone sono morte e 2 milioni sfollate, secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite. Se non è morte, è tortura, o peggio ancora il rapimento. “Sono stato rapito mentre andavo a trovare la mia famiglia a Bauchi – racconta Abdulkareem Haruna a Repubblica – ci ha fermato una banda di jihadisti. Mi hanno trascinato nella boscaglia”.

Abdulkareem è stato ostaggio di Boko Haram per soli 3 giorni. È successo un anno fa. La paura non gli è mai più passata. “Sono musulmano ma a loro non interessava. Niente cibo, niente acqua pulita, tutto il giorno nella boscaglia piena di insetti. E di notte dormivamo in cima alle rocce, al freddo. Se le nostre famiglie non rispondevano, venivamo frustati”. Ogni notte Abdulkareem va a letto e si sveglia col terrore che si ripeta quell’inferno lì.

Fonte: Repubblica

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