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Il più controverso gasdotto dell’Occidente è stato completato. E nei piani di Mosca, Nord Stream 2, la pipeline che collega la Russia direttamente alla Germania, potrà cominciare a trasportare l’”oro blu” già entro la fine dell’anno. Ma forse l’ottimismo dei russi è un po’ prematuro.

Su Telegram, Gazprom ha reso noto che “in occasione di una riunione operativa della mattina, l’amministratore delegato del colosso Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato che alle 8,45 ora di Mosca (5,45 Gmt), la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 è stata interamente completata”. La reazione dell’Ucraina, uno dei Paesi che sarà bypassato dal gasdotto e che protesta da anni contro un progetto che la indebolisce economicamente e politicamente nons è fatta attendere. Un portavoce del presidente Zelensky ha fatto sapere che Kiev “si batterà contro questo progetto politico russo anche dopo l’inizio delle forniture di gas”.

L’eredità avvelenata dell’era Schroeder, il cancelliere socialdemocratico che aveva stretto all’inizio degli anni Duemila un patto con Vladimir Putin per costruire una pipeline che evitasse Ucraina e Polonia, è stata difesa per sedici anni da Angela Merkel. Anche contro l’ira di Varsavia e Kiev, contro i malumori di mezza Europa e persino quando durante gli anni della presidenza Trump, nel Congresso degli Stati Uniti si era formato un ampio fronte bipartisan contrario al gasdotto. L’ex presidente americano aveva imposto sanzioni ad alcune aziende coinvolte nel progetto. Gli americani vedono nel gasdotto che garantisce un raddoppio delle forniture di gas alla Germania anche una minaccia all’ambizione di vendere gas di scisto agli europei.

All’inizio della sua presidenza, Joe Biden ha sospeso le sanzioni su Nord Stream 2, ma ha precisato di essere pronto a reintrodurle in qualsiasi momento. E Merkel ha dovuto garantire che il gasdotto non danneggerà in alcun modo l’Ucraina, che teme invece che il progetto possa privarla di un miliardo di euro di commissioni di transito sull’”oro blu”. E la cancelliera si è impegnata a fare in modo che l’attuale contratto tra Mosca e Kiev venga prolungato oltre il 2024. Ma al di là del gesto distensivo di Biden nei confronti di Merkel restano altri ostacoli che impediscono ancora la messa in funzione della pipeline. 

Anche la direttiva Ue che i russi hanno ribattezzato “Lex Nordstream” e che impone l’”unbundling”, la separazione tra i produttori di gas e le aziende di trasporto e garantisce l’accesso al gasdotto anche a fornitori terzi, irrita Mosca e rende più complesso e costoso l’avvio del gasdotto. Infine, la campagna elettorale tedesca ha chiarito che uno dei partiti che può ambire realisticamente di andare al governo sia che vinca la Spd sia la Cdu/Csu, ossia i Verdi, si oppone alla messa in funzione di Nord Stream 2 e difende le ragioni dell’Ucraina. Così, il destino della pipeline russo-tedesca dipenderà molto dal prossimo governo tedesco.

Nel frattempo Gazprom ci tiene a ricordare che il gasdotto lungo 1.230 chilometri potrà garantire 55 miliardi di metri cubi di gas all’Europa: “abbastanza per il fabbisogno di 26 milioni di famiglie”. Ma l’istituto economico DIW ha già fatto notare tre anni fa che il progetto su basa su previsioni che “sovraestimano in modo considerevole la domanda di gas naturale in Germania”. Tanto più in un futuro di transizione continentale e soprattutto tedesca verso una politica energetica a “emissioni zero”.

Fonte: Repubblica

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