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184803388 7c69b9b6 3fc5 44f7 ae78 21f55875e2e2 - Paola Cicconi, scienziata del gruppo di Oxford: "Otto mesi senza fermarci e un unico pensiero, il vaccino contro il Covid"

“Otto mesi intensi, uno sforzo corale di tutti i colleghi con il vaccino contro il Covid come unico pensiero”. Poi per Paola Cicconi, infettivologa arrivata all’università di Oxford da Milano sette anni fa, la gioia dell’approvazione in Gran Bretagna del vaccino prodotto con AstraZeneca. “Abbiamo capito che la nostra ricerca ha un risvolto pratico. Che la scienza può aiutarci concretamente a uscire da questa situazione”.

Avete festeggiato?

“Non più di tanto. Siamo in casa come tutti qui in Gran Bretagna. Ma ci siamo scambiati messaggi e ci siamo sentiti parte di un grande gruppo”.

Che gruppo?

“Prima del Covid mi occupavo di Hiv al Jenner Institute, che con l’emergenza si è unito al gruppo pediatrico dell’Oxford Vaccine Group. Al Jenner c’è il settore patologie emergenti guidato da Sarah Gilbert che stava già studiando la Mers, il coronavirus del medio oriente. Stavano sperimentando un vaccino e hanno potuto sfruttare la loro esperienza per il Covid. Se abbiamo potuto fare tanto in fretta, è stato anche perché non siamo partiti da zero”.

Quanto avete lavorato?

“Almeno dodici ore al giorno, tutti uniti. Non abbiamo più sentito orari, divisioni fra gruppi o competizioni. Io ho passato marzo e aprile in ospedale perché ho esperienza clinica. Ho svolto la prima parte della mia carriera all’ospedale Sacco e all’università di Milano come infettivologa”.

E’ vero che molti leader di governo vedono il vaccino come una risorsa anche politica, ma voi scienziati avete lavorato uniti in tutto il mondo?

“Sì, è stata un’esperienza unica. Il vaccino di Oxford è stato sperimentato in Brasile, Sudafrica e vari altri paesi del mondo. Abbiamo lavorato senza barriere né di nazione né di fuso orario. Ci parlavamo a tutte le ore del giorno e della notte. La scienza intera in questo periodo ha smesso di fare quel che faceva prima e si è concentrata sull’obiettivo comune di sconfiggere il coronavirus. Non ci siamo solo occupati di vaccini. Alcuni colleghi hanno portato avanti le sperimentazioni sulle possibili terapie, altri hanno studiato la biologia di base del virus alla ricerca dei punti deboli. Se posso citare un lato positivo della situazione, ecco, lavorare in questo modo è stata un’esperienza fantastica”.

Dopo il periodo passato in ospedale in primavera, qual è stato esattamente il suo lavoro sui vaccini?

“Mi occupo delle sperimentazioni, di valutare gli eventi avversi per capire se sono legati al vaccino o indipendenti. Oltre al nostro candidato stiamo testando quelli di Janssen (della casa Johnson&Johnson) e di NovaVax”.

Quindi a lei possiamo chiedere se sono vaccini sicuri?

“Non sono io a dirlo. I dati delle sperimentazioni finiscono sul tavolo delle agenzie regolatorie. Se loro ritengono che il vaccino sia sicuro lo approvano, altrimenti no. Del loro giudizio possiamo fidarci perché sono esperti indipendenti. Quando saliamo su un aereo, non chiediamo di vedere i documenti del collaudo o delle revisioni. Sappiamo che qualcuno se ne occupa per mestiere. Con i vaccini è lo stesso. Una volta ricevuta l’approvazione, è futile continuare a chiedersi se dobbiamo fidarci o meno”.

Quindi non è vero che lavorando così in fretta si sono prese scorciatoie?

“Abbiamo concentrato il lavoro di tutti, con un impegno enorme da parte di ciascuno, su un unico obiettivo e abbiamo svolto le fasi della ricerca in parallelo anziché una dopo l’altra. Ecco perché siamo stati così veloci”.

L’emergere delle mutazioni non rischia di vanificare il vostro sforzo?

“Nulla ci fa pensare che il vaccino non debba funzionare. Se anche le mutazioni dovessero creare problemi, non è difficile riprogrammare il vaccino per adattarlo alle nuove varianti”.

Lei si è già vaccinata?

“Non lavorando in ospedale non ho la priorità, ma ovviamente non vedo l’ora di farlo. Anche perché ho voglia di tornare in Italia. Siamo una famiglia molto unita e non ci vediamo da un anno. Durante la pandemia sono nati due nipotini che non ho potuto conoscere. Il mio sogno è vederci per Pasqua. Tutti vaccinati, sarebbe bellissimo”.

Fonte: Repubblica

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