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BRUXELLES – Il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, non sarà il successore di David Sassoli alla presidenza dell’Assemblea. Lo ha confermato lo stesso Weber precisando di aspirare a questo punto a rimanere capogruppo e a candidarsi contestualmente alla guida del partito Popolare.

La scelta dell’esponente tedesco, quindi, riapre la corsa allo scacchiere degli incarichi europei che dovrà essere ricomposto all’inizio di gennaio. Offrendo una chance per l’italiano Sassoli di restare al suo posto anche per i successivi 30 mesi. All’inizio della legislatura, infatti, l’accordo prevedeva la staffetta Sassoli-Weber. Questo cambio, determinato dalla circostanza che Weber non aveva la certezza di ottenere i voti sufficienti, apre una porta per il rappresentante italiano. Anche perché il Ppe e la Germania potrebbero essere sovrarappresentati nei Palazzi di Bruxelles tenendo conto che la Commissione è guidata dalla popolare tedesca Von Der Leyen, l’Eurogruppo da un popolare irlandese e la presidenza del consiglio europee è in mano alla liberale belga Michel. Il Pse, secondo partito dell’Unione, insomma, rischia di rimanere senza una casella importante. Situazione che verrebbe amplificata se a fine mese in Germania la Cdu non dovesse più detenere la Cancelleria.

Weber, però, ricorda che la sua rinuncia non significa che il Ppe rinunci. A suo giudizio, l’intesa di inizio legislatura prevedeva un cambio della guardia tra il Pse e il Ppe al vertice del Parlamento. E non uno scambio tra persone, Sassoli-Weber. Insomma i popolari insisteranno e sceglieranno il loro candidato a novembre. In pole ci sono la maltese Metsola, l’olandese De Lange, lo Spagnolo Gonzalez Pons e l’Italiano Tajani. In realtà il Ppe è molto diviso, esiste una faglia tra Paesi del nord (De Lange ad esempio è una vera e propria “falca” molto critica con gli Stati del Mediterraneo) e quelli del sud. Una spaccatura su cui intende giocare Sassoli che pur non ufficializzando la sua candidatura alla permanenza sta lavorando proprio per continuare il lavoro a Palazzo Europa.

A gennaio, del resto, molte sono le caselle da rinnovare. In parlamento anche le presidenze di commissione. L’Italia al momento ne ha due, per il popolare Tajani e la socialista Tinagli. Il nostro Paese, dopo la Brexit, punta però a aumentare le posizioni almeno a tre. Dovrà essere rinnovato anche il presidente del Consiglio europeo. Il liberale belga Michel, nonostante la gaffe del divano in Turchia che lo espose ad uno scontro con Von der Leyen, appare destinato ad essere confermato. Il suo sponsor principale è il presidente francese Macron.     

Fonte: Repubblica

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