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“Ad essere onesti i miei pensieri per Patrick sono di speranza, ma anche mescolati alla disperazione. Comincio a pensare che Patrick sia ostaggio di una situazione politica tra lo stato italiano e quello egiziano ed è come se niente di ciò che ha fatto o farà influenzerà mai questa situazione, ma che tutto dipende solo da una decisione politica di entrambi i governi. Io non vedo l’ora di tirarlo fuori da questo pasticcio per tornare alle nostre vite ‘normali’ ancora una volta”. Vite normali, sogna Amr Abdelwahab, l’amico di Patrick Zaki, che vive in Germania, attivista del comitato “Patrick Libero”. Oggi è un’altra triste ricorrenza per lo studente iscritto all’Alma Mater: sono 18 mesi che è in carcere, detenuto a Tora, nella periferia del Cairo. Un anno e mezzo.

Una detenzione illegale, non si stanca di ripetere Amnesty International. E la battaglia per la sua liberazione continua. Gli amici vanno avanti, a fine luglio la famiglia era andata a trovarlo e lui aveva consegnato una lettera alla fidanzata che concludeva così: “Resisto finché non torno a studiare a Bologna”.

Bologna, la città che gli ha dato la cittadinanza onoraria (insieme a tanti Comuni in Italia), la sua città, quella che ama, dove Patrick è arrivato per studiare al master Gemma in Studi di genere. “Nelle sue ultime lettere continua a chiedere di tornare ai suoi studi – dice la professoressa Rita Monticelli, coordinatrice del Master – noi continuiamo a chiedere che possa tornare a Bologna. Il suo posto vuoto è sempre più pesante da sopportare e ci richiama ancora di più al nostro dovere di mantenere alta l’attenzione affinchè la nostra richiesta arrivi ad assere ascoltata e affinchè si agisca per ottenere giustizia e libertà per Patrick”.

La docente è impegnata in prima linea con l’università di Bologna per la liberazione dello studente egiziano. “Per quanto ancora dovremo aspettarlo? – si chiede – Noi gli abbiamo promesso che non l’avremmo lasciato soloe continuiamo a impegnarci per lui. Speriamo gli arrivi il nostro sostegno, affetto e solidarietà”.

Incalza Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: “Patrick Zaki sta arrivando al diciottesimo mese di detenzione illegale, arbitraria, senza processo e senza possibilità di difendersi” e la mobilitazione continua. “Per la nostra campagna questo anno e mezzo è trascorso veloce, ricco di mobilitazioni e di iniziative che hanno cercato di tenere alta l’attenzione sulla situazione dello studente egiziano dell’Università di Bologna. Ma per Patrick, chiuso nella sua cella della prigione di Tora, è stato un tempo lentissimo, pieno di angoscia, di dolore fisico, di sofferenza mentale. Continuiamo a rivolgere appelli alle autorità egiziane affinché sia scarcerato, perché non vi è alcun motivo, se non una inaccettabile persecuzione politica nei confronti di un brillante difensore dei diritti umani, per tenerlo in prigione.
Continuiamo a sollecitare il Governo italiano ad abbandonare la sua inconcludente strategia basata su ‘silenzio, cautela e dialogo’ e ad assumere iniziative concrete, come peraltro chiesto anche dal Parlamento, per favorire la scarcerazione di Patrick”.

Fonte: Repubblica

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