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BOLOGNA – Dal giorno del suo compleanno, il 16 giugno – Patrick compirà 30 anni nella prigione di Tora, al Cairo – apparirà la sua gigantografia sotto i portici a Bologna, da Porta Saragozza all’arco del Meloncello. Insieme a quella di altri 50 detenuti politici nel mondo. E’ il progetto “Patrick Patrimonio dell’Umanità” promosso dalle Sardine, Amnesty International, Comune e Università, con il gruppo “Station to station”, che ha lanciato la petizione per chiedere che gli sia riconosciuta la cittadinanza italiana, e la Coop.

“Ormai il suo caso è oltre il suo caso – spiegano i promotori – Lui può essere la voce di tanti altri prigionieri egiziani e non solo”. Partendo quindi dal suo ritratto e da quelli persone nelle sue stesse condizioni di ingiustizia, ognuno di loro avvolto nel filo spinato, si vuole proporre a chi passa, anche solo per salire al santuario San Luca, luogo caro ai bolognesi, una riflessione. Per non dimenticare: Patrick è in carcere dal 7 febbraio dello scorso anno, domani è attesa l’ennesima udienza. Fino ad oggi la detenzione preventiva è stata prolungata senza motivazione prima di 15 giorni, ora di 45 giorni alla volta.

“Patrick è in carcere da 15 mesi senza avere nessuna colpa se non quella di difendere i diritti umani in un Paese dove non sono tollerati – scrive su Facebook il deputato di LeU Erasmo Palazzotto – Il 16 giugno compirà trent’anni. Quanti altri giorni di festa, quanti altri giorni di studio, quanti altri giorni di vita devono essere rubati a Patrick?”

Waiting for Patrick: un anno senza Zaki, la lunga attesa per la sua libertà

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Il suo caso, ricorda Amnesty International, non è il solo. Da Sanaa Seif, la regista egiziana condannata a un anno e mezzo di carcere a causa delle sue critiche al governo fino a Idil Eser, difensora dei diritti umani in Turchia accusata di terrorismo, a Aleksei Navalny, in carcere in Russia per aver denunciato la corruzione, sino ad Ahmadreza Djalali, a rischio di esecuzione in Iran per una falsa accusa di spionaggio. E così tanti altri. Un elenco lunghissimo, troppo lungo.

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Ci sono anche Germain Rukuki, condannato in Burundi a 34 anni per aver promosso una campagna contro la tortura, Myrat Orazgeldiyev, obiettore di coscienza in Turkmenistan, condannato a due anni per aver rifiutato di svolgere il servizio militare, Samar Badawi in attesa di processo in Arabia Saudita per aver difeso i diritti delle donne, Perhat Tursun, scrittore, detenuto in Cina dal 2018 in un campo di rieducazione per aver difeso i diritti degli Uiguri. E amcora: il giornalista turco Mehmet Baransu, condannato a 19 anni e sei mesi a causa dei contenuti dei suoi articoli, Nasrin Sotoudeh, avvocata condannata a 17 anni e mezzo in Iran per aver difeso prigionieri di coscienza e condannati a morte, e Yasaman Aryani, condannata a nove anni e sei mesi per aver preso parte in Iran alla campagna contro l’obbligo di indossare il velo in pubblico.

I loro volti sono stati disegnati dall’artista Gianluca Costantini. Le loro storie, in breve, saranno riportate accanto.

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La scelta è quella di unire due patrimoni, tra l’altro quello dei portici attende di essere dichiarato tale dall’Unesco: “quello della bellezza artistica e quello delle libertà inviolabili della persona. Due patrimoni di uguale valore, che si ritrovano a Bologna per mandare un messaggio universale di libertà, bellezza e giustizia”.

Commenta Riccardo Noury, voce di Amnesty: “E’ un’idea bellissima, è come se i fratelli e le sorelle di Patrick nell’ingiustizia e nella sofferenza si riunissero nel luogo che lui adora. C’è una tenuissisma speranza, ma a quella non ci rinunciamo, che il 16 giugno Patrick passeggi nella città che lo ha adottato celebrando il trentesimo compleanno e vedendo quella mostra”.

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Zaki, la lettera per Liliana Segre

Patrick Zaki ha scritto una lettera alla senatrice Liliana Segre, per ringraziarla per il suo amore e sostegno. La senatrice ha firmato la richiesta di cittadinanza italiana per lui. Tuttavia Patrick ha preferito non consegnarla alla madre e alla fidanzata che sabato scorso hanno potuto fargli visita in carcere: ha infatti deciso di tenerla con sé per consegnargliela a mano quando tornerà in Italia. Durante la visita in carcere, a quanto riferisce la rete degli attivisti che si batte per la sua liberazione, ha dato alle due donne dei succhi di frutta per idratarsi perché conosce i problemi delle visite quando c’è un clima così caldo.

Ha consegnato alla madre e alla fidanzata anche due regali fatti a mano con il sapone: una chiesa per sua madre, il nome inciso per la fidanzata. Zaki è stato informato della data della prossima udienza, ma non ha mostrato alcun interesse, convinto che non lo faranno uscire. “Tuttavia – dicono gli attivisti – è ancora forte e resiliente, è positivo e pensa che tornerà ai suoi studi presto. Manda il suo amore, la sua gratitudine e il suo apprezzamento ad amici, insegnanti e alla sua università per il loro continuo sostegno”.

Fonte: Repubblica

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