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Da quando, all’inizio di novembre, la tennista cinese Peng Shuai ha rivelato di essere stata costretta tre anni fa a un rapporto sessuale da Zhang Gaoli, ex vice primo ministro del regime di Pechino, nessuna notizia è seguita su dove si trovi la ex numero uno mondiale di doppio e soprattutto quali siano le sue condizioni di salute. A far passare dalla preoccupazione all’allarme è un messaggio attribuito a Peng diffuso dalla catena televisiva di Stato CGTN, che suona talmente posticcio da apparire come il maldestro tentativo di sedare l’inquietudine a livello internazionale riguardo la sorte della campionessa. Perché in base a quel testo, Peng Shaui sarebbe autrice di una totale e alquanto sbrigativa marcia indietro rispetto a quanto affermato a inizio mese. “Riguardo all’accusa di aggressione sessuale, si tratta di informazioni false. Io non sono sparita e non sono in pericolo. Sono a casa mia dove riposo e va tutto bene. Grazie ancora per esservi interessati a me”.

“Quel comunicato non fa che accrescere i miei timori sulla sicurezza e su dove realmente si trovi Peng Shuai – fa sapere Steve Simon, presidente della WTA (Women’s Tennis Association) -. Non credo affatto che sia stata lei a scriverlo”. I dubbi sull’autenticità del messaggio sono alimentati ovviamente anche dal controllo dell’informazione e dalla manipolazione delle comunicazioni attribuite al regime di Pechino. La stessa rete CGTN si è vista ritirare la licenza nel Regno Unito a inizio 2021 per aver diffuso le “confessioni” attribuite a un cittadino britannico arrestato in Cina. “Le ultime dichiarazioni di Peng Shuai non devono essere prese per oro colato”, taglia corto William Nee, dell’associazione Difensori dei diritti dell’Uomo in Cina, “il governo di Pechino ha una lunga esperienza nel detenere arbitrariamente persone implicate in affari controversi, impedendo loro di di parlare liberamente e costringedole ad autosmentirsi pubblicamente. Ora sta al governo cinese fornire le prove che Peng Shuai non si trovi esattamente in quella situazione”. 

Esattamente quanto reclama la WTA attraverso il suo presidente: “Una prova indipendente e verificabile” che la giocatrice sia al sicuro. “Ho tentato a più riprese a contattarla attraverso vari canali, del tutto invano” fa sapere Steve Simon, “chiedo che Peng Shuai sia autorizzata a esprimersi liberamente, senza coercizione o intimidazione alcuna”.

Peng Shuai, 35 anni, ha postato le sue accuse contro Zhang Gaoli, ex vice primo ministro e uno dei sette uomini più potenti in Cina tra 2013 e 2018, il 2 novembre attraverso il suo account ufficiale su Weibo, l’equivalente cinese di Twitter. Zhang Gaoli non ha mai risposto alle accuse, Peng Shuai è scomparsa dai radar e attorno alla vicenda Pechino ha eretto il muro della censura.

Fonte: Repubblica

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