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173020570 ab8362b8 b694 4cf2 95a3 3b76d00cfa0c - Pestaggio Origone, la sentenza: "Uso eccessivo della forza da parte degli agenti"

“Hanno fatto un uso eccessivo della forza e dei mezzi di coazione a loro disposizione, trascinati dalla foga che ha loro impedito una lucida valutazione della situazione”. Secondo il giudice per l’udienza preliminare Silivia Carpanini, i quattro agenti di polizia che hannno aggredito e malmenato il cronista di Repubblica Stefano Origone in occasione dei disordini legati a un comizio di CasaPound, sono colpevoli di lesioni.

Perché non c’era “alcuna necessità di picchiare con forza, con movimenti dello sfollagente tutti dall’alto verso il basso e, quindi, diretti proprio a colpire il bersaglio e non solo ad allontanarlo, ripetuti in rapida successione, caricando il movimento con evidente energia, e accompagnati anche da qualche calcio, nei confronti di soggetto, quand’anche si fosse trattato realmente di un manifestante violento, che durante l’azione dei poliziotti non ha fatto assolutamente nulla per contrastarne l’intervento”.

Secondo il gup, però, quel maggio 2019, anche se il giornalista “non è sicuramente un pericolo, non ha atteggiamenti aggressivi verso le forze dell’ordine non fa nulla per ostacolare l’arresto o per impedire che i manifestanti vengano respinti, la sua posizione e l’assenza di qualunque segno o comportamento che lo potesse individuare come innocuo giornalista, hanno sicuramente determinato il convincimento dei poliziotti di trovarsi di fronte ad un manifestante potenzialmente pericoloso e, comunque, da respingere”.

Così la condanna per i quattro agenti del Reparto Mobile è stata di 40 giorni, pena molto diversa rispetto alla richiesta del pubblico ministero (un anno e quattro mesi): “II reiterarsi dei colpi, soprattutto quando Origone è a terra potrebbe far travalicare la condotta in dolosa perché, chiaramente, in quel momento, non poteva costituire più una minaccia, neppure supposta, ma l’azione è comunque brevissima, si esaurisce in pochissimi secondi e non è neppure del tutto chiaro chi abbia realmente infierito fino all’ultimo su Origone, per cui è difficile affermare con certezza che l’atteggiamento psicologico di alcuno degli imputati, inizialmente senz’altro mossi dal convincimento, pur errato, di dover contrastare una potenziale resistenza, sia travalicato nel dolo”.

Fonte: Repubblica

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