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193017040 e8216c74 97bb 4c83 b710 7b9038432595 - Pnrr, "Missione Salute": le 10 proposte di sei università per migliorare il Servizio sanitario

Come sostenere il Sistema nazionale sanitario che un anno e mezzo di pandemia ha messo così a dura prova? Come investire al meglio le risorse per mettere in pratica con successo la “Missione Salute” del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza? Se lo sono chiesto un gruppo di studiosi di economia, management e politiche sanitarie, di sei università: Università Bocconi, Politecnico di Milano, Università Cattolica, Università di Torino, Università di Roma Tor Vergata e Scuola Superiore Sant’Anna.

Dieci le proposte che sono venute fuori dal lavoro di questo team. Che il 28 maggio, verranno presentate e discusse dalle 12 in poi online in un webinar organizzato dall’Aies, Associazione italiana di economia Sanitaria aperto a tutte le parti in causa. Incontro a cui parteciperà anche Antonio Mantovan, direttore generale Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e dove al centro dello studio c’è la centralità del malato, dei piccoli e grandi ospedali. Il potenziamento della medicina territoriale, ma anche la ricerca, l’innovazione, la trasformazione digitale e capacity building. Tutte sfide necessarie. “Abbiamo elaborato delle proposte attuative sulla governance e sul riparto dei fondi del Pnrr – spiega Federico Spandonaro dell’Università ”Tor Vergata’ – sull’autonomia e i vincoli per le regioni e le loro aziende, sullo sviluppo dei fattori abilitanti e sulla progettazione organizzativa ed operativa delle diverse linee di intervento del Pnrr”.

 Così, tra le prime cose da fare, secondo gli economisti c’è l’esigenza di rafforzare le infrastrutture di Medicina Generale e potenziare la presa in carico dei malati cronici. Al tempo stesso è necessario razionalizzare la rete ambulatoriale territoriale e garantire l’autosufficienza a domicilio in forma integrata con il sistema di welfare. Tra le dieci priorità individuate c’è anche quella di uniformare le dotazioni delle strutture intermedie tra regioni, pianificare e attuare un cambiamento per un miglior mix di professionalità tra medici e professioni sanitarie. E ancora, riformare il sistema di sanità pubblica adottando un approccio “one health” alla salute e promuovere la competenza clinica nella rete dei piccoli ospedali.

“Gli interventi sul Sistema sanitario nazionale oltre a migliorarne l’efficacia e l’efficienza avranno un ruolo determinante nel diminuire le disuguaglianze di accesso al sistema salute – spiega Giuseppe Costa dell’Università di Torino – Il successo del Pnrr si misurerà anche sul suo impatto sociale e non solo economico”. Per Francesco Longo della Bocconi “La partita attuativa del Pnrr è appena iniziata e durerà cinque anni: un tempo breve in cui occorre definire la progettazione esecutiva per ogni misura, costruire pianificazioni regionali e attuare le politiche nelle singole aziende sanitarie locali.

Fonte: Repubblica

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