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BERLINO – Oggi, per un giorno, uno dei principali Paesi dell’Unione europea e della Nato ha vissuto senza la voce dei media indipendenti. Con un’iniziativa concordata all’improvviso e senza precedenti, tutti i media polacchi liberi, cartacei, radiotelevisivi o su internet, hanno attuato un totale blackout.

Così i giornalisti e gli editori liberi della sesta potenza della Ue protestano contro il progetto di legge che – come ha spiegato su Repubblica.it il collega di Gazeta Wyborcza, testata che fa parte del gruppo Lena, Lukasz Ostruszka – il governo ha pronto un piano per mettere a tacere, se necessario spingere alla bancarotta e acquistare le testate indipendenti.

Editori e giornalisti hanno pubblicato anche online in tutto il mondo un appello-lettera aperta al governo polacco e all’opinione pubblica mondiale a favore della libertà d’informazione. In cui definiscono la proposta tassa “un racket con l’obiettivo di indebolire o liquidare le voci informative indipendenti”.

Prime pagine bianche, siti che appaiono neri o non si aprono, nessun notiziario salvo quelli di radio e tv pubblica che, come sottolinea Reporters sans frontières, sono completamente controllati dall’apparato di propaganda e disinformazione del partito sovranista al potere dal 2015, il PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, Diritto e Giustizia) di Jaroslaw Kaczynski e del premier Mateusz Morawiecki. Il progetto di legge governativo prevede una nuova tassa sulle entrate pubblicitarie dei media che – afferma la maggioranza – sarà usata al 50 per cento per finanziare la lotta contro la pandemia. La tassa ammonterebbe a una cifra tra il 2 e il 15 per cento delle entrate pubblicitarie, e colpirebbe i media che si finanziano con la pubblicità, anche media in cui investono editori stranieri, e i big tech.

         

Secondo editori e giornalisti indipendenti è un pretesto per mettere a tacere e liquidare la libera informazione. Forse non a caso viene lanciato proprio mentre in Ungheria il premier sovranista-autocratico Viktor Orbán ha di fatto ordinato la chiusura dell’ultima emittente indipendente, Klubrádio, attirandosi dure critiche della Commissione europea. Nello stesso giorno, a Varsavia, Jan Grabowski e Barbara Engelking – i due storici sotto processo per il loro libro Notte senza fine, uno studio su complicità polacche nella Shoah – venivano condannati a scusarsi per aver diffamato la nazione polacca. Prima condanna politica nel Paese dalla fine del comunismo.

Il blackout di protesta è spiegato da Gazeta Wyborcza nella frase che appare oggi come unico contenuto cliccando sul suo sito: “Su questa pagina dovreste leggere i nostri contenuti informativi. Se i piani del governo diverranno realtà, non potrete leggerli mai più”. Al blackout partecipano una cinquantina di testate cartacee, radiotelevisive e online, dal news network televisivo TVN, a Polsat, alle ascoltate radio Radio Zet e RMF-FM, ad autorevoli siti come Onet.pl e Wp.pl. Sul sito di Radio Zet si legge: “Non esiste un paese libero senza media indipendenti; non esiste libertà senza libertà di scelta”. Il blackout dei media indipendenti polacchi è stato subito indirettamente appoggiato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Varsavia, la quale, in linea con le scelte della nuova amministrazione Biden, ha affermato: “I media liberi sono la pietra angolare della democrazia, e gli Usa difenderanno sempre l´indipendenza dei media”.

Fonte: Repubblica

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