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Il parroco fustigava i peccatori dal pulpito ma passava le notti tra sesso e droga. Risvolti clamorosi in una inchiesta della squadra mobile e della procura di Prato che questa mattina ha portato agli arresti domiciliari don Francesco Spagnesi, alla guida di una nota parrocchia nella zona ovest della città, la Castellina, che dal 2019 a oggi avrebbe importato dall’Olanda tramite internet migliaia di dosi di Gbl (conosciuta come droga dello stupro ma usata anche per sballarsi), che sarebbero state usate durante i festini insieme a cocaina e alcol.

Non solo. L’uomo, un quarantenne, rischia l’accusa di appropriazione indebita, per aver sottratto beni della chiesa per decine di migliaia di euro. Secondo la polizia, la droga sarebbe stata pagata con le offerte dei parrocchiani e destinata a persone contattate tramite siti di incontri sessuali. Spagnesi si trova adesso agli arresti domiciliari, in esecuzione della misura cautelare.

Prato, parroco arrestato per festini a base di droga. Il procuratore: “Vicenda molto delicata”

790881 thumb rep 14092021 prato arresto prete - Prete arrestato a Prato: festini a base di droga dello stupro comprata con le offerte, i party a casa del compagno

Secondo le ricostruzioni il parroco acquistava lo stupefacente su canali clandestini online, e lo metteva a disposizione dei suoi “ospiti” durante gli incontri. Incontri che avvenivano a Prato, a casa di quello che è risultato essere il suo compagno. Secondo procura e squadra mobile don Francesco avrebbe comprato all’estero Gbl, con consegne tra mezzo litro e un litro per volta assieme ad un complice, Alessio Regina, 40 anni, anche lui ai domiciliari. Proprio per l’individuazione dell’attività criminale di quest’ultimo e al suo arresto a fine agosto per importazione di droga dall’Olanda, gli inquirenti hanno scoperto il coinvolgimento del sacerdote. I festini si svolgevano nell’abitazione dell’altro arrestato. Una decina i partecipanti agli incontri su circa 200 contatti rintracciati sul telefonino del religioso in cui sono state “individuate tracce evidenti – spiegano dalla questura – dell’attività illecita”.

Ignari i fedeli che, numerosi, riferiscono di essere stati contattati “con frequenza insolita” da don Francesco. “Ci chiedeva – spiegano – sempre più spesso somme di denaro per aiutare famiglie in difficoltà. Fa male sapere che ha abusato della nostra fiducia e utilizzato il denaro per azioni criminali”. Negli ultimi tre anni il parroco avrebbe invitato parrocchiani e conoscenti a far fronte a opere di carità: invece ciò gli avrebbe consentito di mettere insieme i soldi necessari all’acquisto di ‘coca’ e ‘droga dello stupro’.

“Dolore e sgomento”, così il vescovo di Prato, monsignore Giovanni Nerbini, che rinnova piena e doverosa fiducia nella magistratura, con cui ha collaborato nelle scorse settimane. “Sono notizie che un padre e Pastore non vorrebbe mai avere – si legge nella nota di Nerbini – e che colpiscono l’intera Diocesi. In questo momento voglio farmi vicino particolarmente alla comunità parrocchiale della Castellina, condividendone la sofferenza e il disagio”.

Il vescovo era da tempo a conoscenza di un forte stato di sofferenza fisica e psicologica del sacerdote che, fin dal suo arrivo in Diocesi, aveva cercato di aiutare. “Nessuno però – spiega il vescovo – avrebbe mai potuto immaginare che avesse problemi di tossicodipendenza. Per molto tempo era rimasto un disagio personale”.

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La parocchia di don Spagnesi 

A don Francesco Spagnesi sono contestati svariati episodi di cessione di cocaina. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Giuseppe Nicolosi, prosegue ora per cercare altri riscontri e verificare l’ipotesi di appropriazione indebita, legati agli ammanchi nelle casse della chiesa che sarebbero stati provocati dal parroco per mantenere il suo sfrenato stile di vita. Il sacerdote da pochi giorni ha lasciato gli incarichi nella Parrocchia dell’Annunciazione.

Ad aprile, messo alle strette, don Francesco aveva rivelato al vescovo la causa della sofferenza, ossia l’uso abituale di droga. È a quel punto che il vescovo gli ha imposto un cammino di riabilitazione psicoterapeutica con uno specialista. “Quando abbiamo avuto notizia di movimenti sospetti sui conti della parrocchia – spiega ancora Nerbini – ho provveduto a ritirare il potere di firma esclusiva del parroco, per poter così procedere a una verifica della situazione”. Monsignor Nerbini chiese subito conto a don Spagnesi di quelle operazioni bancarie: “Ogni volta mi veniva spiegato che si trattava di aiuti per persone bisognose della parrocchia”.

A giugno il vescovo ha comunicato al sacerdote che lo avrebbe sollevato dalla parrocchia, in modo da potersi dedicare completamente alle cure. Il provvedimento è diventato operativo dal primo di settembre. Sono state, infine, le indagini della magistratura, negli ultimi giorni, a dar conto degli esatti contorni della vicenda e delle contestazioni riguardanti lo spaccio. “Raccomando a tutti – è l’invito del vescoco – la preghiera per la Chiesa diocesana, per i sacerdoti, per la comunità della Castellina e per lo stesso don Francesco perché questa vicenda ci renda tutti più forti nella carità e nella verità”.

Fonte: Repubblica

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