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BRUXELLES – Non permetterò “mai più” che un simile incidente si ripeta. Al primo contatto dopo il “sofagate” di Ankara, Ursula von der Leyen è diretta con Charles Michel. Dopo essersi negata per sei giorni alle chiamate del presidente del Consiglio europeo, la numero uno della Commissione Ue accetta di presenziare a quello che la sua istituzione, mantenendo intatta la cortina di gelo con il collega, definisce “il normale incontro settimanale tra i due”. Lungi dunque dall’essere un chiarimento o, a maggior ragione, un perdono. Tanto che a Bruxelles parlano di un meeting “sobrio e oggettivo”. Come dire, freddo.

Da martedì scorso, quando Michel si è seduto sulla poltrona di fianco al presidente turco Recep Tayyp Erdogan lasciando von der Leyen in piedi espingendola a sedersi su un divano a debita distanza dai due uomini, la tedesca si è negata alle telefonate dell’ex premier belga. “Non dormo più la notte”, si è giustificato Michel mentre dal quartier generale della Commissione europea non hanno mancato di far sapere che la presidente ha lasciato squillare a vuoto il telefono visto che si trovava, per la prima volta da Natale, ad Hannover con la famiglia. Insomma, niente riappacificazione tra i due dirimpettai, tra i due leader delle istituzioni Ue che fisicamente si trovano una di fronte all’altra, separate solo da Rue de la Loi, un viale che mai come oggi diventa un solco.

Von der Leyen dunque ha scelto la via della crisi fredda: non attaccare pubblicamente il collega che presiede i vertici dei capi di Stato e di governo, ma nemmeno di far dimenticare il “sofagate”. Così oggi il suo capo di gabinetto ha scritto all’omologo del belga chiedendo di modificare il protocollo tra le istituzioni per regolare il cerimoniale, in modo che il fatto di Ankara non si verifichi mai più.

Michel e von der Leyen, inoltre, domani saranno sentiti dalla conferenza dei capigruppo del Parlamento europeo che svolgerà una sorta di pre istruttoria sull’incidente che ha profondamente danneggiato l’immagine dell’Unione. Al novantanove per cento i capigruppo sceglieranno di convocare i due in aula in occasione della plenaria di fine aprile, dove Michel sarà “grigliato” dagli eurodeputati di popolari, socialisti e verdi. Tanto che un nutrito gruppo di onorevoli ha già chiesto le dimissioni del capo del Consiglio europeo A difenderlo solo i parlamentari di Renew Europe, il gruppo che fa riferimento ad Emmanuel Macron, sponsor politico del liberale belga.

Al momento tuttavia appare difficile che il “sofagate” possa portare alle dimissioni di Michel, passo che terremoterebbe le istituzioni di Bruxelles, aprirebbe una crisi istituzionale in seno all’Unione e che regalerebbe una vittoria politica a Erdogan, con il Sultano che potrebbe dimostrare di essere capace di far dimettere il presidente del Consiglio europeo con una semplice sedia.

Eppure a Bruxelles aleggia il dubbio, per molti una certezza, che l’ex capo del governo belga non sia semplicemente stato protagonista di una gaffe per mancanza di riflessi, ma che al contrario fosse a conoscenza del fatto che von der Leyen sarebbe rimasta senza sedia. Tanto che gli stessi turchi la scorsa settimana hanno fatto sapere, senza essere smentiti, che la richiesta di sistemare in quel modo la sala dell’incontro con Erdogan era arrivata proprio dal protocollo di Michel. Il “movente”, è la convinzione che circola con insistenza nelle capitali e a Bruxelles, sarebbe la smania del belga di dimostrare la primazia del presidente del Consiglio europeo sulla capa dell’Eurogoverno in politica estera. Se questa lettura dovesse trovare conferme concrete, la posizione di Michel diventerebbe ancora più difficile.

Fonte: Repubblica

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