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Esattamente un mese fa, il 22 febbraio, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio veniva assassinato in Congo: oggi il diplomatico ha ricevuto un premio alla memoria dall’Ispi, l’Istituto di studi di politica internazionale. Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione europea, ha tenuto un discorso per ricordare la figura del giovane diplomatico. Un discorso che l’Ispi affidato a un leader che ha sempre fatto dell’apertura all’Africa una parte importante del suo impegno politico: “Il mio è il ricordo di una persona che ha capito l’Africa e ha dato tutto per l’Africa”, ha detto Prodi. “Credo che Attanasio abbia servito in modo completo e magistrale il nostro Paese. Lo dobbiamo ricordare e dare a lui molta gratitudine per la nostra politica futura”.

Attanasio è stato colpito il 22 febbraio assieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista congolese, Mustapha Milambo, a nord di Goma, nell’est del paese. Prodi ha continuato il suo discorso dicendo che “l’Europa ha il ruolo di favorire la cooperazione fra i paesi africani. Il primo compito è aiutare il colloquio fra queste 54 nazioni. Il secondo è interagire con questi paesi senza imporre modelli. Noi dall’Europa noi non vediamo abbastanza dell’Africa”.

“Solitamente siamo portati a ritenere la povertà e il basso livello di sanità e di istruzione come la causa dei profondi mali africani e degli infiniti episodi di violenza. La correlazione c’è, ma all’inverso: sono l’instabilità e la violenza che impediscono lo sviluppo dell’Africa”, ha detto Prodi. “L’Africa vanta ricchezza di ogni tipo, dispone di risorse minerarie e di una fertilità straordinaria, ma è afflitta anche da fame e malattie endemiche: questo ha impedito che scattasse la bolla sviluppo in un continente con tante potenzialità. Pensavamo che con decolonizzazione cominciasse un cammino virtuoso per il continente, invece le differenze etniche, gli odi tribali e le interferenze straniere hanno ulteriormente frammentato il continente che ora è in buona parte in mano a gruppi armati, terroristi, banditi, delinquenti comuni, mercenari”, ha proseguito l’ex premier, parlando di un “intreccio perverso fra questi aspetti che determina la crescente instabilità”, di qui il senso di incapacità di creare strutture di coesione sociale che desse qualsiasi speranza allo sviluppo.

Prima di Romano Prodi è intervenuto l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi: “Luca è stato molto vicino all’Ispi, era un ispino, una persona che ha testimoniato l’impegno al servizio dello Stato. Ha rappresentato al massimo grado come si intende la diplomazia come missione, non come una lavoro qualsiasi ma come l’idea che questo sia un lavoro totalizzante”. “Luca era la gioia, la curiosità di vivere – ha aggiunto Massolo – l’idea di essere sanamente eversivo e di portare in tutti i contesti in cui ha operato questa sua visione fresca e la sua capacità di risolvere i problemi con un’intelligenza sanamente eversiva”.

Fonte: Repubblica

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