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Segretario Letta, nel giorno di entrata in vigore del Green Pass la temuta paralisi non c’è stata. Dal porto di Palermo alla Mirafiori di Torino, dove lei ha chiuso la campagna elettorale di Stefano Lo Russo, la partenza è avvenuta senza troppi intoppi. Se lo aspettava o pensava peggio? 

“Ero sicuro che la notizia di oggi sarebbe stata che gli italiani vogliono lavorare. Ne ero certo sia per le esperienze precedenti, penso al paventato blocco dei trasporti di un mese e mezzo fa che poi non c’è stato; sia perché – e questa giornata lo dimostra – la stragrande maggioranza dei cittadini intende andare avanti, lasciarsi alle spalle la pandemia e non farsi bloccare da un incomprensibile atteggiamento sfascista”. 

Il Pd si è schierato fin da subito sulla linea della fermezza di Draghi. Mai avuto incertezze?
“No perché restiamo convinti che il Green Pass sia la chiave per la ripartenza del Paese. Basta parlare con i ristoratori che pure all’inizio avevano dubbi: i locali sono tornati a riempirsi – così come i cinema, i teatri, gli stadi – proprio perché c’è il passaporto verde. È scattato il meccanismo per cui sicurezza fa rima con libertà, senza la prima non c’è la seconda. Ho sempre pensato che fosse la linea giusta e oggi se ne raccolgono i frutti”. 

Nessun Paese al mondo ha introdotto una misura tanto restrittiva. A parte la Francia, dove però il Green Pass serve solo per svolgere alcune attività, né in Spagna né in Germania è richiesto sui luoghi di lavoro. Chi ha ragione? 
“In realtà molti Paesi stanno guardando alla soluzione italiana come quella più utile ed efficace per garantire la sicurezza sul lavoro e convincere gli indecisi a vaccinarsi. E siccome funziona, non bisogna farsi spaventare dalle piccole opposizioni rumorose”.

Restano tuttavia diversi focolai di tensione: a Trieste, a Genova, nei vari cortei anti-Green Pass che si annunciano. Il clima nel Paese si sta surriscaldando. Come se ne esce? 
“A me pare che ci sia la volontà da parte di qualcuno di buttare benzina sul fuoco. Ma è una minoranza che vuole strumentalizzare una situazione oggettivamente complessa e occorre essere molto netti nel dividere chi vuole alzare la tensione, l’estrema destra, da chi invece scende in piazza perché ha paura, è poco informato, e va convinto a vaccinarsi. Se c’è una cosa che mi preoccupa è il doppio disegno criminale che si intravede dietro gravissimi episodi come quello accaduto sabato scorso: si vuole bloccare, destabilizzare il Paese, soffiando sulla crisi sociale innescata dalla pandemia. Per fortuna c’è stata una reazione forte e bisogna continuare così”. 

E come si fa a convincere quei 3-4 milioni di lavoratori che non ne vogliono sapere? 
“Innanzitutto difendendo, come abbiamo sempre fatto noi, la maggioranza silenziosa che fa il suo dovere, si è vaccinata e vuole lavorare. Con l’esempio e la persuasione si possono fare grandi cose. Da parte del Pd non c’è mai stata nessuna ambiguità, a differenza di altri che hanno invece zigzagato tra responsabilità e occhiolino alla minoranza rumorosa e antiscientifica”.

Ma è giusto prevedere la sospensione dal lavoro senza stipendio?
“Regole così stringenti impongono che ci siano delle conseguenze. L’importante è applicarle con criteri di buon senso, senza atteggiamenti vendicativi o punitivi”. 

E il tampone chi lo deve pagare? Lo Stato? Le imprese?
“Io credo che bisognerà fare una riflessione su come calmierare i costi. Escludendo la gratuità che sarebbe un po’ come il condono per chi non paga le tasse: un incentivo a non vaccinarsi. Di certo non li deve pagare lo Stato, che già si è fatto carico dei sieri. Io vedo che tante imprese stanno cercando di trovare delle soluzioni: anche qui, una volta stabilita la via maestra occorre lavorare con flessibilità”.

Ma la minoranza agguerrita che urla alla dittatura sanitaria e protesta in modo anche violento è solo un problema di ordine pubblico o segnala dell’altro? 
“Io spero che la violenza di una settimana fa sia finita con gli arresti e con la grande manifestazione antifascista in Piazza San Giovanni, dove io sarò con la bandiera tricolore e senza insegne di partito per portare la nostra solidarietà. Invito però alla massima vigilanza tutti gli apparati dello Stato perché il momento è molto delicato”. 

La ricostruzione della Digos sull’assalto alla Cgil mostra una gestione della piazza poco esemplare. Salvini e Meloni chiedono le dimissioni della ministra Lamorgese e lei? 
“Penso anch’io che ci siano state delle falle ma respingo la strumentalizzazione politica che ne fanno Salvini e Meloni. È ora che tutte le forze politiche si uniscano e dicano parole chiare sulla matrice di quell’agguato: la legittimazione di quelle piazze è colpa dell’ambiguità”.

Il governo deve approvare un decreto legge per sciogliere Forza Nuova?
“Noi la settimana prossima presenteremo una mozione per chiedere al governo di mettere fuori legge Forza Nuova e tutti i gruppi neofascisti. Spero che l’intero Parlamento voti per l’applicazione della legge Scelba che dà attuazione alla Costituzione. Poi spetterà a governo e magistraura di farlo. Io penso che gli elementi ci siano tutti, ma le modalità sarà  sarà l’esecutivo a sceglierle”. 

Fonte: Repubblica

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