Condividi:

DOHA – Le teste delle gru si alzano e abbassano nella pancia polverosa del deserto. Incessantemente. In quella che fino agli anni ’80 era solo una lingua di sabbia di 11571 chilometri quadrati (poco più grande dell’Abruzzo) e dove si pescavano perle, il Qatar ha tirato su il suo sogno. Diventare la culla della modernità nel Golfo Persico. Sport, arte e scienza, oltre a moda e lusso, le leve per aprire un Paese dalle solide radici islamiche verso nuove frontiere. Lo sport soprattutto è stato ed è un ago puntuto attraverso il quale questo Paese di 2,6 milioni di abitanti (ma solo 350 mila cittadini) ha tessuto il suo pedigree internazionale spostando equilibri anche geopolitici. Anche trascurando, troppo, diritti dei lavoratori e umani.

Oggi a Doha, dove Valentino Rossi è un idolo anche ai suoi quattro successi in MotoGp, si corre il primo Gran Premio della storia della Formula 1. Oggi, tra un anno, la partita inaugurale dei Mondiali di calcio 2022. La nazionale di Roberto Mancini campione d’Europa ancora non si è qualificata, play off a marzo. Ma a cominciare dalla famiglia dell’emiro, voce importante nel football che conta in Europa compreso Paris Saint Germain dopo l’acquisizione della squadra da parte del fondo sovrano nazionale, al cameriere in un ristorante libanese nel Souq Waqif, cuore della città, tutti escludono di poter fare a meno degli azzurri. “No way, we need you, forza azzurri” dice Aamir, servendo hummus con melograno.

Il presidente della Fifa Gianni Infantino, italo svizzero, e quello della Formula 1, l’italianissimo Stefano Domenicali, ex Ferrari, si incontrano sulla pista di Losail, una ventina di chilometri a nord della capitale ma che dal 2023 e per 10 anni verrà sostituita per la F1 da un tracciato cittadino lungomare con l’idea di avere una Montecarlo nel deserto. I rappresentanti degli sport più influenti e ricchi si stringono le mani sigillando l’incontro di culture e linguaggi nella nebbiolina traslucida tra le dune. Una rete e un tappeto di erba artificiale vengono montati sotto al traguardo dopo le qualifiche. Sfida ai rigori tra piloti e calciatori (tra cui Materazzi). E in questa simultaneità di luogo e tempo, il Qatar calcia il gol definitivo.

A pochi chilometri da questo budello di asfalto dove si depositano e poi volano via sottilissimi granelli di sabbia, giace morbido e maestoso il Lusail che non è solo uno stadio da 80mila spettatori e uno degli otto impianti costruiti o rifatti con un investimento (solo per questa struttura) di circa 6,5 miliardi di dollari. Qui si giocherà la finale della Coppa e anche un’utopia urbanistica: progettato dallo studio archistar Foster + Partners, la forma e la facciata riecheggiano gli intricati motivi decorativi su pezzi d’arte trovati in tutto il mondo arabo e islamico, la superficie esterna ricorda una tessitura a maglia triangolare e dorata che si ispira alle lanterne fanar. A fine campionato, diventerà una città per 200mila residenti con trasporti, negozi, scuole, ospedali e ovviamente palestre. La partita di inaugurazione si giocherà invece ad Al Bayt (significa “casa”), 40 chilometri a nord di Doha, inaugurazione il 30 novembre per la sfida Qatar contro Bahrein per la Fifa Arab Cup. Sotto questa avveniristica tenda beduina, un tetto retraibile che si apre e chiude in 20 minuti, il preludio di una nuova era. Non solo dello sport. Medicina all’avanguardia, il 75% degli studenti universitari sono donne. Nove su 10 vaccinati almeno con una dose, l’app Etheraz è il locale green pass. Non si entra da nessuna parte senza.

Nella rutilante area del Golfo Persico il Qatar costruisce in fretta il suo sogno. “Diventare la nuova Alessandria d’Egitto” spiega l’ambasciatore italiano in Qatar, Alessandro Prunas, 52 anni, insediato a dicembre 2020, il nonno paterno, Angelino, negli anni Trenta è stato presidente del Cagliari e quello materno, Giuseppe Castruccio, terzino destro del Genoa. “Ovvio che sono ansioso di vedere gli azzurri qualificarsi. Ma lo è anche l’emiro Tamim, che ha una passione per il calcio come suo padre Hamad, e ama l’Italia. Incontrando Luigi Di Maio, gli ha consigliato di vedere il documentario su Maradona sapendo l’origine napoletana del ministro. Con il prof. Valter Di Salvo, director of football performance & science del centro di eccellenza Aspire, gli abbiamo regalato la maglia della nazionale col n°22, anno dei Mondiali, autografata dagli azzurri”. Negli stadi, aria condizionata. Per raffreddare calori e coscienze.
 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy