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181834960 92e24675 7cb9 4df0 9b9f 372e1e5de0b7 - Quel fragile abbraccio oltre la paura: la foto simbolo nell'anno del Covid

Ali di farfalla, un commovente fragile abbraccio contro la grande planetaria paura del virus. Non poteva che essere una visione della pandemia la foto dell’anno del World Press Photo Award, l’Oscar fotografico olandese, il premio fotogiornalistico internazionale più prestigioso. Ma occorreva anche l’immagine giusta, una fotografia, secondo la giuria, che invitasse a “cercare una soluzione dove c’è un problema”. Tra le quasi 75 mila fotografie in gara, inviate da oltre quattromila fotografi di tutto il mondo, è stato il danese Mads Nissen a portarla. Titolo, “Il primo abbraccio”: 5 agosto 2020, nella casa di cura per anziani Viva Bem di San Paolo del Brasile l’infermiera Adriana Silva da Costa abbraccia finalmente, dopo cinque mesi di isolamento, un’ospite, Rosa Luzia Lunardi, 89 anni, attraverso le ali bordate di giallo del velo di plastica protettivo, la “tenda della speranza”, che separa i loro corpi ma non i loro sentimenti.

E il leone marino con la mascherina vince nella categoria Ambiente

“Vulnerabilità, amore, separazione, perdita, ma anche sopravvivenza, condensate nel simbolo di un volo verso la speranza”, ha spiegato ieri pomeriggio il giurato Kevin WY Lee, a nome dei colleghi, nel corso della cerimonia di premiazione, che si è svolta, ovviamente, in videoconferenza. “Nelle crisi peggiori l’umanità mostra le sue risorse”, ha aggiunto il quarantaduenne Nissen, terza vittoria al Wpp (ottenne il primo premio assoluto anche nel 2011 e nel 2015). “Credo”, ha commentato dal divano di casa, circondato da figli, “di aver raccontato una storia di amore e speranza in un tempo e in un luogo drammatici”. Il Brasile conta oltre 13 milioni di casi di contagio e oltre trecentomila morti. “Quando sentii che il presidente Jair Bolsonaro definiva il Covid ‘una semplice influenza’ decisi che sarei andato in Brasile per raccontare una storia diversa”. 

E c’è anche un vincitore italiano sul podio più alto di quest’anno: è Antonio Faccilongo, romano, il suo reportage dal titolo Habibi, “amore mio” in arabo, ha vinto il premio “Storia dell’anno”. Faccilongo, reporter e docente universitario di fotografia, ha seguito per mesi la vita e le sofferenze delle famiglie di palestinesi incarcerati in Israele, alcuni da decenni. “La loro storia è diventata anche la mia storia”, ha raccontato con grande emozione in collegamento da casa, “sono stato accolto in una di quelle famiglie, so che mi stanno guardando adesso, spero che questo premio renda più visibile un dramma ignorato dal mondo, e serva a costruire ponti fra le culture”. 

Altri due italiani hanno ottenuto primi premi nelle categorie in cui il Wpp si articola. Lorenzo Tugnoli, già vincitore di un premio Pulitzer (nonché tra i sei finalisti del premio principale), ha vinto in quella delle “Spot News – Stories” con un racconto estremo dall’esplosione nel porto di Beirut dell’agosto 2020. Mentre Gabriele Galimberti ha vinto nella categoria “Portraits – Stories” con una allucinante collana di ritratti di famiglie americane orgogliosamente in posa, fra le pareti domestiche, circondate dai loro arsenali di armi. 

Fonte: Repubblica

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