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ROMA – La tendenza alla progressiva diminuzione degli italiani inizia a coinvolgere, nel corso del 2021, anche la popolazione di origine straniera, che è passata dai 5.306.548 del 2020 agli attuali 5.035.643 (-5,1%). Il Rapporto Immigrazione 2021 di Caritas e Migrantes sottolinea la perdita di oltre 270.000 persone. “Anche i movimenti migratori”, si legge nel dossier, “hanno subito una drastica riduzione”. Precisamente, del 17,4 per cento. In particolare, rispetto al confronto con gli stessi otto mesi del quinquennio 2015-2019, si è registrata una flessione del 6 per cento per i movimenti interni, tra comuni, e del 42 per cento e del 12 per cento, rispettivamente, per quelli da e per l’estero.

Per i due enti della Conferenza episcopale italiana “si comincia ad osservare, tramite gli indicatori demografici, l’effetto pandemia”. Tra i fattori di questo effetto, le morti causate dal virus, “che in Italia hanno toccato una delle cifre più alte in Europa e nel mondo”.

La stima aggiornata sulle appartenenze religiose dei migranti fotografa a inizio 2021 un calo della componente religiosa musulmana, che con 2 punti percentuali in meno dall’anno precedente si attesta sul 27,1 per cento del totale (poco meno di un milione e 400 mila fedeli). Aumenta la componente cristiana, che con 2,9 milioni di fedeli arriva al 56,2 per cento del totale, a fronte del 53-54 per cento degli anni precedenti. La componente cristiana risulta composta al suo interno soprattutto da ortodossi (57,5 per cento), in crescita nel tempo e pari a oltre 1,6 milioni.

Il tasso di disoccupazione dei cittadini stranieri (13,1 per cento) è superiore a quello dei cittadini italiani (8,7 per cento), mentre il tasso di occupazione degli stranieri (60,6 per cento) si è ridotto più intensamente. Le donne immigrate hanno sofferto la crisi molto di più e la riduzione del tasso di occupazione femminile tra le straniere è due volte maggiore di quello dei maschi. E il rischio povertà, per un migrante, è quattro volte superiore a quello italiano.

I più colpiti i lavoratori del turismo

I più colpiti sono stati gli occupati in alberghi e ristoranti (hanno perso il lavoro il 25,2 per cento dei cittadini europei e il 21,5 per cento degli extra-Ue). C’è, inoltre, una quota rilevante di lavoratori, che nel 2020 ha superato i 2 milioni di persone, incerta sul proprio futuro e convinta di poter perdere il proprio impiego. Tra gli stranieri extracomunitari non vale il paracadute della buona istruzione.

Se gli infortuni sono complessivamente diminuiti, le morti sul lavoro sono invece aumentate: +27,6 per cento dall’anno precedente (da 1.205 a 1.538) e oltre un terzo dei decessi, rileva l’Inail, sono stati causati dal Covid19. Gli stranieri presenti in Italia che hanno contratto il contagio sul posto di lavoro sono stati, dall’inizio della pandemia al 31 marzo 2021, 165.528, secondo le denunce presentate all’Inail. I lavoratori contagiati provengono soprattutto da Romania (21 per cento), Perù (13), Albania (8,1), Moldavia (4,5) ed Ecuador (4,2).

La vaccinazione al Covid per la popolazione straniera residente in Italia non ha seguito la stessa tempistica di quella per gli italiani. Nel Piano strategico dei due governi che si sono succeduti, “non sono stati previsti gli stranieri se non, teoricamente, i vulnerabili”. La mancanza di tessera sanitaria ha inoltre escluso interi gruppi di popolazione dalla possibilità di prenotarsi nei portali regionali anche quando per età sarebbe stato possibile. Secondo i dati dell’Anagrafe vaccinale nazionale, aggiornati al 27 giugno scorso, si può riscontrare una minore copertura tra le persone nate all’estero rispetto a quelle nate in Italia (50 per cento contro 60). La diseguaglianza è ancor più marcata negli adolescenti e nei giovani adulti, tra i quali la copertura è del 15 per cento nei nati all’estero e del 28 per cento nei nati nel nostro Paese. Fino al 27 giugno 2021 sono state complessivamente vaccinate 2.131.000 persone nate fuori dall’Italia e in possesso di tessera sanitaria.

L’allarme violenza sulle donne

Caritas e Migrantes lanciano, quindi, l’allarme violenza sulle donne straniere, abusate sessualmente e sfruttate sul lavoro. “La pandemia”, si legge nel Rapporto, “ha acuito l’esposizione delle vittime di violenza e di sfruttamento, rendendole di fatto più invisibili e meno libere di potersi sottrarre alle aggressioni e ai condizionamenti”. Le donne migranti rappresentano la metà delle donne assistite nei centri antiviolenza e un 55-60 per cento delle ospiti delle case rifugio.

Gli alunni stranieri in Italia

Gli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2019/2020 sono stati , in valori assoluti, 876.801. La percentuale, sul totale della popolazione scolastica è del 10.3%

Fonte: Repubblica

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